(ats) Non ci sarà alcun sostegno alla realizzazione di nuove colonnine di ricarica per veicoli elettrici nella nuova Legge sul CO2. Così ha deciso la Conferenza di conciliazione, le cui proposte sono state avallate oggi dal Consiglio degli Stati (con 38 voti favorevoli e 3 astenuti) e dal Consiglio nazionale (con 162 voti contro 7 e 21 astensioni).

Come noto, il progetto in discussione mira a dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Inoltre, dopo l'approvazione popolare, nel giugno 2023, della Legge sulla Protezione del Clima, dovrà essere raggiunto l'obiettivo "emissioni nette zero" entro il 2050.

Nel dettaglio, il progetto si basa su incentivi, integrati da incoraggiamenti e investimenti mirati, nei settori dell'edilizia, dell'industria, della finanza e della mobilità. Dopo il "no" alla precedente versione sottoposta a votazione popolare nel 2021, le Camere hanno deciso di non introdurre nuove tasse o divieti.

Le divergenze

Durante l'esame parlamentare, Consiglio nazionale e degli Stati si sono opposti fino all'ultimo su tre misure proposte per raggiungere gli obiettivi della legge. La prima riguardava l'eventualità di prevedere una quota minima di emissioni di gas serra da compensare in Svizzera. Il Nazionale voleva almeno il 75%, percentuale poi abbassata al 70%. Ieri, però, la Camera del popolo si è allineata ai "senatori" che non hanno mai voluto obiettivi cifrati. Toccherà quindi all'esecutivo stabilire la quota della riduzione.

Il secondo punto concerneva l'introduzione di soglie intermedie in relazione ai valori obiettivo di emissioni di CO2 per le automobili nuove. Anche qui il Nazionale ieri si è allineato agli Stati rinunciando a fissare traguardi scaglionati nel tempo.

Il terzo e ultimo punto riguardava, come detto, la promozione - con 20 milioni di franchi all'anno al massimo - dell'installazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, che gli Stati non hanno mai voluto. E anche in questo caso è stata la Camera dei cantoni a spuntarla. Così ha deciso stamane la conferenza di conciliazione con 14 voti a 12, ha detto il "senatore" Damian Müller (PLR/LU) a nome della commissione senza dilungarsi.

Molto più risentita è invece stata la reazione della relatrice commissionale del Consiglio nazionale: Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE) ha detto la decisione è giunta malgrado "i ripetuti sforzi di trovare un comune denominatore e fare della legge sul CO2 una vera legge con misure concrete".

"A nome della commissione - ha proseguito la relatrice - posso dire che il Consiglio degli Stati ha tenuto a edulcorare la legge, piuttosto che collaborare a un lavoro costruttivo per una legge efficace". Con la proposta attuale, "siamo molto lontani dal rispondere alle sfide del clima". Klopfenstein Broggini non ha esitato a definire la riforma "minimalista e senza ambizioni".

Il dossier è ora pronto per le votazioni finali.