(ats) Occorre meglio tutelare le vittime straniere di violenza domestica. Il Consiglio degli Stati ha appianato oggi l'ultima divergenza rimasta con il Nazionale, che riguarda i criteri su cui le autorità devono basarsi per determinare lo statuto di vittima. Il dossier è pronto per le votazioni finali.

Lunedì la Camera del popolo aveva formulato una proposta di compromesso, accolta oggi da quella dei cantoni con 36 voti a 7 e 5 astensioni. Prevede che sia considerata vittima chi riceve assistenza da un centro specializzato o cerca protezione in una struttura specializzata, come un rifugio. La richiesta di consulenza, invece, non è sufficiente.

Dopo un divorzio una donna straniera può rimanere in Svizzera e prolungare il suo permesso di soggiorno solo a certe condizioni, ossia se l'unione è durata almeno tre anni e la persona interessata è ben integrata. Inoltre, è richiesta la prova di una violenza di una certa intensità e durata. Il timore di perdere il permesso di soggiorno è pertanto grande.

A volte dimostrare l'esistenza di una violenza domestica è difficile, poiché questo reato si verifica nell'intimità della casa ed è generalmente difficile da provare, ha sottolineato Marianne Binder-Keller (Cento/AG) a nome della commissione, aggiungendo che alcune vittime sono riluttanti a porre fine a relazioni violente per paura di essere espulse.

Le Camere erano già d'accordo sugli elementi principali della riforma, che terrà maggiormente in considerazione le vittime. Esse dovranno comunque soddisfare i criteri di integrazione per i tre anni successivi alla proroga del permesso di soggiorno, come già previsto dalla legge.

La modifica della legge riguarda i titolari di un permesso di soggiorno (permesso B) o di un permesso di breve durata (permesso L) e le persone ammesse a titolo temporaneo (permesso F). È previsto che il concetto di "violenza coniugale" sia sostituito da quello di "violenza domestica". Ciò significa che la nuova legge si applicherà non solo alle persone che vivono in un'unione coniugale, ma anche ai figli nati da tali unioni, ai partner registrati e ai conviventi.