A fine febbraio, il Nazionale aveva approvato di stretta misura una proposta secondo cui scatterebbe l'obbligo dell'internamento per un adulto che ha commesso atti di violenza gravi se in precedenza si era già macchiato di assassinio, omicidio intenzionale o violenza carnale.
Il problema, ha spiegato il relatore commissionale Andrea Caroni (PLR/AR), è che questa disposizione non è compatibile con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Comporterebbe inoltre l'esclusione da trattamenti medici dei detenuti in terapia.
"Sì" invece alle nuove disposizioni sulla frequenza del riesame dell'internamento. Concretamente, se l'autorità competente ha rifiutato tre volte di seguito la liberazione condizionale, l'esame seguente avverrà solo dopo tre anni.
Per quel che concerne il diritto penale minorile, i "senatori" hanno deciso di non modificare le pene per i casi di assassinio. Durante la scorsa sessione, il Consiglio nazionale aveva deciso di portare da quattro a sei anni la pena massima per gli assassini che al momento dei fatti hanno tra 16 e 18 anni.
Il dossier torna al Consiglio nazionale.