(ats) I beneficiari di contributi di solidarietà cantonali o comunali, stanziati quale riparazione per misure coercitive o collocamenti coatti, non devono subire svantaggi finanziari e devono essere equiparati a quelli versati dalla Confederazione. Il Consiglio nazionale ha approvato oggi, all'unanimità, una revisione legislativa in tal senso elaborata della sua commissione degli affari giuridici.

Fino al 1981 in Svizzera decine di migliaia di bambini e adulti sono stati oggetto di pratiche di questo tipo, che hanno causato grandi sofferenze, ha ricordato Simone Gianini (PLR/TI) a nome della commissione. Per il riconoscimento e la riparazione dell'ingiustizia è stata emanata una legge che prevede un contributo di solidarietà federale di 25'000 franchi per ogni vittima, a cui si applicano privilegi sotto il profilo fiscale, dell'esecuzione forzata, delle assicurazioni sociali e dell'aiuto sociale.

Zurigo è il primo Comune svizzero ad aver introdotto un proprio contributo a sostegno delle vittime, che va ad aggiungersi a quello nazionale. Il disegno di legge prevede di equiparare i sussidi di solidarietà cantonali e comunali a quello federale. È importante che anche cantoni e comuni abbiano la possibilità di assumersi la responsabilità versando un contributo, ma solo se questo gode dei medesimi privilegi di quello della Confederazione, ha aggiunto Gianini.

Tutti i gruppi parlamentari erano favorevoli e diversi oratori hanno sottolineato come le misure coercitive siano un capitolo cupo della storia Svizzera. Senza le modifiche proposte, questi contributi finiscono per essere uno svantaggio per i destinatari, che si vedono ridotte alcune prestazioni, ha rilevato Sibel Arslan (Verdi/BE). Per Philipp Matthias Bregy (Centro/VS) è importante che le vittime ricevano questi soldi per loro stessi e non per pareggiare debiti o altro.

"Queste riparazioni non sono solo un gesto simbolico, ma possono anche fornire un aiuto finanziario benvenuto a persone che hanno vissuto in condizioni molto difficili", ha da parte sua fatto notare Nadine Gobet (PLR/FR).

Lo Stato non deve offrire solidarietà con una mano e toglierla con l'altra, ha sottolineato il ministro di giustizia Beat Jans, sostenendo la proposta. Speriamo che questa modifica non resti una sorta di "Lex Zurigo" ha poi aggiunto, augurandosi che altri cantoni e comuni seguano l'esempio.

Il dossier va agli Stati.