I due rami del Parlamento sono d'accordo nel voler allentare le disposizioni attuali per aumentare la densità abitativa all'interno degli agglomerati urbani, ma il Nazionale ha ribadito oggi, in seconda lettura, di non volere spingersi lontano come gli Stati.
Questi ultimi ritengono che non dovrebbe essere necessario rispettare i valori limite quando le finestre sono aperte, se l'abitazione ha un'aerazione controllata. Il Nazionale auspica invece una soluzione più equilibrata.
Nelle nuove abitazioni, almeno la metà dei locali sensibili al rumore deve avere una finestra che rispetti i valori limite di immissione. Ma se viene installata una ventilazione controllata, è sufficiente che i valori limite misurati alla finestra aperta siano conformi in almeno una camera per abitazione. Un criterio valido è anche la presenza di un giardino tranquillo che possa essere utilizzato privatamente.
"È insopportabile non poter aprire una sola finestra senza essere esposti al rumore", ha affermato Nicolò Paganini (Centro/SG) a nome della commissione. Con 130 voti a 64, il plenum ha tuttavia respinto una proposta della sinistra che chiedeva condizioni più severe per proteggere la salute dei residenti.
La ventilazione non permette al calore di fuoriuscire correttamente in estate, ha per esempio rilevato Gabriela Suter (PS/AG). "Se vogliamo più alloggi a prezzi accessibili nelle aree urbane, dovremo accettare la costruzione in aree rumorose", ha replicato Christian Wasserfallen (PLR/BE). L'anno scorso, 100'000 persone sono immigrate in Svizzera, ma solo 35'000 abitazioni hanno ottenuto la licenza edilizia.
La Camera del popolo si è invece allineata a quella dei Cantoni per quanto riguarda le zone esposte al rumore del traffico aereo: non sarà introdotto un nuovo valore limite specifico. Per la maggioranza non sono necessarie ulteriori modifiche legislative rispetto al disegno del Consiglio federale per agevolare l'attività edilizia nelle vicinanze degli aeroporti.
La seconda parte della legge riguarda la bonifica dei siti inquinati. Durante la sessione estiva, gli Stati hanno approvato la concessione di un aiuto finanziario da parte della Confederazione in caso di bonifica di parchi giochi privati.
Il Nazionale vuole però sancire nella legge che, in linea di principio, è il proprietario privato a dover sostenere i costi di indagine e bonifica di questi siti, secondo il principio "chi inquina paga". Non vuole che le spese siano interamente a carico delle autorità pubbliche.
Il dossier torna agli Stati.