Secondo la legislazione attualmente in vigore, le organizzazioni in questione sono legittimate a ricorrere contro determinati progetti in caso di sospetta violazione di disposizioni federali in materia ambientale. In tal modo possono far verificare da un giudice la conformità di un progetto.
La revisione legislativa, scaturita da un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Philipp Matthias Bregy (Centro/VS), prevede di non più riconoscere il diritto di ricorso a queste associazioni per gli edifici abitativi di una superficie inferiore a 400 m2 (all'interno di zone edificabili). L'idea è che i cittadini che desiderano costruire una casa a queste condizioni possano partire dal principio che le organizzazioni non presenteranno opposizione.
Le organizzazioni restano tuttavia autorizzate a ricorrere nel caso di progetti previsti in zone particolarmente sensibili, ha ricordato in aula il relatore commissionale Nicolò Paganini (Centro/SG). Fra queste vi sono gli insediamenti di importanza nazionale, le immediate vicinanze di luoghi storici o monumenti culturali e i biotopi d'importanza nazionale, regionale o locale.
Tuttavia, al termine del dibattito odierno, il Nazionale, allineandosi al Consiglio degli Stati, ha deciso di escludere da tale lista gli spazi riservati alle acque. Contrario a questo depennamento lo schieramento rosso-verde, peraltro scettico globalmente sulla modifica legislativa, che in fase di votazione è però stato sconfitto per 118 a 72.
Nel suo insieme, l'oggetto è già stato approvato da entrambe le Camere nel corso dei passaggi precedenti (in aprile al Nazionale, due settimane fa agli Stati). Il dossier è quindi pronto per le votazioni finali.