Nel suo messaggio relativo al decreto federale concernente crediti d'impegno nel settore ambientale per i prossimi anni, il governo aveva chiesto un totale di oltre 2,2 miliardi di franchi per vari ambiti.
Nel dettaglio, si tratta di 481 milioni per la protezione contro le piene, 451 milioni per le foreste, 450 milioni per gli impianti di depurazione delle acque reflue, nonché 384 milioni per la natura e il paesaggio. I crediti concernono pure la protezione contro i pericoli naturali (153 milioni), le rivitalizzazioni (146 milioni), la protezione contro il rumore (102 milioni), gli animali selvatici e la caccia (32 milioni) e il risanamento dei deflussi residuali (8 milioni).
Fra tutte queste somme, controversa era solo quella per le foreste. In un primo passaggio agli Stati in maggio, i "senatori" avevano scelto di aumentare di 100 milioni gli investimenti in questo settore, così da finanziare le misure di adattamento dei boschi ai cambiamenti climatici. Dopo il parere negativo del Nazionale, settimana scorsa la Camera dei cantoni ha poi virato verso un compromesso, domandando "soli" 70 milioni aggiuntivi (quindi dai 451 originali a 521).
"Anche io vorrei spendere di più per il bosco, la natura e molte altre cose", ha affermato oggi in aula Lars Guggisberg (UDC/BE). Tuttavia, "siamo in un momento molto difficile dal punto di vista della politica finanziaria e non abbiamo nessun margine di manovra", ha aggiunto il deputato democentrista, motivando il suo no all'incremento del budget. Un'opinione condivisa anche dal consigliere federale Albert Rösti, intervenuto al dibattito.
Tale linea è però uscita sconfitta ai voti. La proposta proveniente dagli Stati è in effetti stata accolta per 125 a 60 (cinque astenuti).