Difendendo l'atto parlamentare, Peter Hegglin (Centro/ZG) si è chiesto perché mai la SSR non venga sottoposta a un maggiore controllo visto che riceve oltre un miliardo di canone all'anno. Per Fabio Regazzi (Centro/TI) si tratta di una disparità di trattamento nei confronti dei media privati che ricevono il canone, i quali sono già soggetti alla vigilanza del CDF. Il ticinese ha poi ricordato come anche altre istituzioni indipendenti, come i tribunali, sottostanno al CDF.
La proposta, ha aggiunto Brigitte Häberli-Koller (Centro/TG), permetterebbe di rafforzare la SSR mettendo a tacere o riducendo le critiche nei confronti dell'azienda. Occorre mantenere un occhio critico sugli investimenti della SSR, ha affermato Mauro Poggia (MCG/GE).
I meccanismi di controllo già esistono e sono efficaci, ha replicato Stefan Engler (Centro/GR) a nome della commissione. Esistono quattro livelli di vigilanza: all'interno della SSR, attraverso un controllo esterno, da parte dell'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) e per il tramite del Dipartimento delle comunicazioni (DATEC).
Per Andrea Gmür Schönenberger (Centro/LU) un ulteriore organo di controllo non apporterebbe alcun valore aggiunto, ma al contrario a un aumento della burocrazia. Diversi "senatori" contrari all'iniziativa parlamentare hanno inoltre espresso il timore che la misura metta a repentaglio l'autonomia dei programmi garantita dalla Costituzione.
Al voto l'iniziativa parlamentare Romano è stata respinta con 25 voti a 19. L'oggetto è così definitivamente archiviato.