(ats) No a un aumento dell'Iva per compensare le maggiori uscite per l'esercito. Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati respingendo per 38 voti a 2 e 5 astensioni una mozione del "senatore" Peter Hegglin (Centro/ZG).

La mozione è stata inoltrata nel quadro del dibattito - a livello di divergenze - sul limite di spesa dell'esercito per il periodo 2025-2028. I due rami del Parlamento sono d'accordo su un punto: rispetto al Consiglio federale, vogliono aumentare i mezzi per l'armata di quattro miliardi a 29,8 miliardi invece di 25,8 miliardi. L'obiettivo? Raggiungere per il 2030 l'1% del PIL destinato alla difesa nazionale.

Oggi si poneva la questione di come compensare queste maggiori uscite, specie per tener conto dei deficit strutturali che attendono la Confederazione negli anni a venire. Ebbene, seguendo la sua commissione, il plenum ha preferito stralciare dal decreto ogni riferimento concreto a tagli in questo o quel dipartimento, rimandando tale discussione all'esame del preventivo 2025 della Confederazione. Le commissioni delle finanze dei due rami del Parlamento hanno già formulato proposte che contemplano, fra l'altro, tagli alla cooperazione internazionale, o al personale della Confederazione.

Quanto alla mozione Hegglin, mediante la quale si chiedeva di aumentare l'Iva per finanziare i bisogni in armamento dell'esercito, diversi oratori hanno fatto notare che una tale procedura durerebbe almeno 2-3 anni, compreso un voto obbligatorio della popolazione.

Il dossier ritorna al Nazionale per le divergenze.