L'imposta sul valore locativo - un reddito fittizio da cui il proprietario può dedurre gli interessi passivi e i costi di manutenzione - esiste in Svizzera dal 1915. I tentativi di abolirla sono ripetutamente falliti alle urne e in Parlamento. Le Camere federali sono ora tornate alla carica da qualche anno, con la revisione in materia che era già stata approvata di principio da ambo i rami del legislativo.
La decisione odierna del Nazionale per un cambio totale di sistema, che conferma così quando stabilito in precedenza dalla Camera, è subordinata l'introduzione di un'imposta immobiliare speciale. Grazie a quest'ultima i Cantoni di montagna e quelli a vocazione turistica, scettici nei confronti di un cambio totale di sistema in ragione delle minori entrate che rischiano di subire, otterranno una possibilità di compensazione.
Tale eventualità non ha però convinto il Consiglio degli Stati, che venerdì scorso ha nettamente bocciato la nuova tassa con 26 voti contro 15.
Chiamato nuovamente ad esprimersi sull'imposta immobiliare speciale, tuttavia, il Consiglio nazionale ha, con 160 voti contro 30, approvato una proposta di Thomas Aeschi (UDC/ZG) che chiede di rinviarne l'esame. "Prima di decidere occorre conoscere le proposte della conferenza di conciliazione", ha affermato convincendo il plenum.
Durante il dibattito, Beat Walti (PLR/ZH) ha chiesto ai colleghi di esentare solo le residenze primarie dall'imposta sul valore locativo. Lo zurighese ha giustificato la sua opposizione al cambio completo di sistema col fatto che solo le residenza principali possono essere considerate come un bisogno primario. "Una residenza secondaria, invece, è un problema di lusso", ha sostenuto.
"Non dobbiamo creare una disparità di trattamento tra chi possiede un casa secondaria e chi no", ha replicato Samuel Bendahan (PS/VD). Secondo il relatore commissionale Leo Müller (Centro/LU) una modifica solo parziale del sistema aprirebbe la porta all'ottimizzazione fiscale.
Come detto, il dossier va ora in Conciliazione. Alla luce delle visioni diametralmente opposte tra Camera del popolo e dei Cantoni, non è da escludere che la riforma possa venir abbandonata. Tale eventualità è tutto fuorché improbabile. Se dovesse andare così, si resterebbe allo status quo.