(ats) Chi partecipa dalla Svizzera a una procedura civile estera in futuro potrà essere sentito o interrogato in teleconferenza, se lo desidera, anche senza autorizzazione ufficiale.

Lo prevede una revisione legislativa approvata oggi all'unanimità anche dal Consiglio degli Stati. Il dossier va in votazione finale.

La situazione attuale

Attualmente, una riserva alla Convenzione dell'Aia sull'assunzione delle prove all'estero in materia civile o commerciale prevede che in ogni caso venga presentata una richiesta di autorizzazione all'Ufficio federale di giustizia.

Con una mozione in seguito approvata dal Parlamento, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati aveva però chiesto di agevolare l'impiego dei mezzi di comunicazione elettronici. Con l'avanzare della digitalizzazione e alla luce delle esperienze raccolte durante la pandemia, il requisito dell'autorizzazione caso per caso è diventato "oneroso", stando al Consiglio federale.

I cambiamenti previsti

Il disegno di legge prevede di ammettere, a determinate condizioni, l'interrogatorio o l'audizione mediante audio o videoconferenza anche senza autorizzazione ufficiale preventiva. L'autorità cantonale incaricata dell'assistenza giudiziaria deve ad esempio poter partecipare alla teleconferenza, se lo desidera.

La legge prevede inoltre la possibilità di svolgere interrogatori o audizioni in teleconferenza anche in caso di procedimenti civili avviati da Stati che non hanno sottoscritto la Convenzione dell'Aia, il che attualmente avviene solo in casi eccezionali. Come già previsto dal diritto vigente, la partecipazione all'interrogatorio o all'audizione resta su base volontaria, è stato precisato in aula.