L'obiettivo del progetto - elaborato dalla Commissione della politica estera - è di permettere un dialogo aperto fra l'Azerbaigian e i rappresentanti della popolazione di etnia armena del Nagorno-Karabakh, da condurre sotto la supervisione internazionale o in presenza di attori rilevanti a livello internazionale, nell'intento di negoziare il ritorno collettivo, e in tutta sicurezza, della popolazione armena insediata da generazioni nella regione.
Dopo l'ultimo attacco da parte dell'Azerbaijan nel 2023, oltre 100mila armeni hanno dovuto lasciare l'enclave: si parla di distruzione di luoghi di culto cristiani, addirittura di polizia etnica, ha affermato Erich Vontobel (UDC/ZH) a nome della commissione preparatoria. "La distruzione del patrimonio armeno è di responsabilità internazionale", ha poi aggiunto, sottolineando che se non facciamo nulla, un giorno dovremo spiegare perché.
Il Consiglio federale era contrario. Il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha affermato che questo conflitto è principalmente una disputa tra Armenia e Azerbaigian. "Spetta quindi alle autorità di questi due Paesi decidere le modalità di composizione delle controversie e le sedi negoziali che ritengono più appropriate."
La Svizzera, come il resto della comunità internazionale, non ha riconosciuto questa enclave, ha aggiunto Cassis, facendo poi notare che l'organizzazione di un Forum sulla pace non è stato chiesto né dall'Armenia, né dall'Azerbaijan.