Dal 2018, e dopo il "caso Giroud", stando alla mozione del "senatore" ginevrino, questi professionisti si sono improvvisamente ritrovati a essere controllati secondo le modalità applicate ai commercianti di vino, assolutamente inadeguate alle aziende contadine dedite alla coltivazione della vite, con una burocrazia del tutto ingiustificata e costi di controllo troppo onerosi. I viticoltori-cantinieri devono ormai compilare scartoffie anche per una bottiglia aperta in cantina per un cliente.
Il Consiglio federale, per bocca del "ministro" dell'economia, Guy Parmelin, ha chiesto al plenum di respingere l'atto parlamentare. A suo avviso, non si può escludere il rischio di frode, visto che c'è una parte della professione che non rispetta certe regole ed è pertanto necessario documentare le operazioni per garantire la tracciabilità e la trasparenza.
Nella seconda metà del 2025, ha rimarcato Parmelin, il Consiglio federale presenterà ad ogni modo un rapporto sulla possibilità di semplificare i controlli sui viticoltori e sulle piccole cantine.