(ats) La Suva deve poter partecipare finanziariamente al risarcimento delle vittime dell'amianto. Ne è convinto il Consiglio nazionale che - con 130 voti contro 64 - ha approvato oggi una modifica alla legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF). Il dossier passa ora agli Stati.

In Svizzera, l'utilizzo dell'amianto è stato vietato nell'ormai lontano 1989. Malgrado ciò, a causa del lungo periodo di latenza tra l'esposizione e l'insorgenza dei sintomi, circa 120 persone ogni anno continuano a sviluppare un mesotelioma maligno, ha indicato Mattea Meyer (PS/ZH) a nome della commissione.

Da 20 a 30 di questi individui non hanno diritto alle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, dato che non possono dimostrare di essere state esposte professionalmente all'amianto. Si devono quindi accontentare di quelle molto meno vantaggiose dell'assicurazione malattie obbligatoria e dell'assicurazione invalidità, ha aggiunto la socialista zurighese.

Per intervenire in questi casi, è stato creato il Fondo per le vittime dell'amianto (EFA), che dal luglio 2017 si occupa degli indennizzi. Tuttavia, il suo finanziamento si è rivelato sempre più difficile negli ultimi anni, ha aggiunto l'altro relatore commissionale Cyril Aellen (PLR/GE).

Affinché possa essere garantito a lungo termine, il Governo propone dunque di ritoccare la LAINF per consentire all'istituto svizzero di assicurazione contro gli infortuni (Suva) di contribuirvi. La Suva potrà però versare esclusivamente le eccedenze dei ricavi provenienti dall'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, evitando di incidere sui premi. Il consiglio della Suva dispone della competenza esclusiva per decidere se e in quale misura sostenere l'EFA, ha spiegato in aula la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider.