"Se non facciamo niente ben presto non vedremo più pesci nei nostri laghi e fiumi", ha affermato Vara, sottolineando che "oltre 75% di quelli indigeni sono scomparsi o sono minacciati". "Sono anni che parlo con i pescatori, che sono allarmati da questa situazione", ha proseguito la neocastellana, facendo notare che molti di loro sono nelle tribune del parlamento oggi e si attendono molto dalla politica. "Siamo all'estremo limite del punto di rottura oggi. Dobbiamo aver una visione chiara per il futuro."
Il calo delle popolazioni di specie acquatiche è stato documentato ampiamente, tanto che il Consiglio federale è già intervenuto per istituire un piano d'azione nazionale per salvare i gamberi. Nella sua mozione, Vara propone di fare lo stesso con i pesci, visto che forniscono importanti servizi all'ecosistema e sono necessari a un intero settore dell'economia basato sulla pesca.
Fabio Regazzi (Centro/TI) ha appoggiato la proposta, cogliendo l'occasione per puntare il dito anche su determinate specie di uccelli, che hanno un impatto non indifferente sul numero di pesci. A tal proposito, ha ricordato di aver depositato un'iniziativa parlamentare per abbassare il grado di protezione dello smergo maggiore.
Concretamente, il governo è invitato a individuare misure per la conservazione delle specie indigene, in particolare attraverso la rinaturalizzazione dello spazio vitale, la definizione di popolazioni di importanza nazionale e il mantenimento e l'interconnessione dei sistemi acquatici, compresa la creazione di aree protette.
Queste permetterebbero di valorizzare le importanti aree di riproduzione o di svernamento ancora esistenti per alcune specie ittiche minacciate, come la trota lacustre, il temolo, il naso, il salmerino e il coregone. Potrebbero inoltre essere definiti e protetti anche corridoi migratori di particolare importanza per alcune specie ittiche, come la trota lacustre.