La legge, già approvata lo scorso mese di settembre anche dal Consiglio nazionale che l'aveva persino inasprita ed estesa, era stata elaborata - controvoglia - dal Consiglio federale dopo che il Parlamento aveva adottato una mozione del "senatore" Beat Rieder (Centro/VS). L'atto era stato presentato dopo la vendita del gigante agrochimico Syngenta per 43 miliardi di dollari a un'azienda cinese detenuta dallo Stato, ossia Chem China.
Il progetto prevede che in futuro gli investitori stranieri affrontino maggiori ostacoli in Svizzera, ad esempio tramite l'obbligo di un'autorizzazione qualora determinate operazioni sollevassero problemi di sicurezza. Nella lista dei settori particolarmente critici a cui andrebbe applicata la normativa sono inclusi il materiale bellico, i beni utilizzabili a fini civili e militari, le reti elettriche, la produzione di energia elettrica, l'approvvigionamento idrico, le infrastrutture sanitarie, di telecomunicazione e di trasporto.
Malgrado l'opinione contraria della commissione, preoccupata dai possibili grossi svantaggi per il Paese, i "senatori" si sono allineati alla Camera del popolo, entrando in materia sul progetto. Con questa legge, si assisterebbe a un crollo dell'attrattiva della piazza economica e a una maggior incertezza giuridica, di cui la Svizzera risentirebbe in modo massiccio, ha evidenziato invano il relatore Thierry Burkart (PLR7AG).
La Confederazione "dovrebbe fare i conti con misure di ritorsione da parte di altri Paesi", ha motivato l'argoviese, secondo cui vi sarebbe inoltre un "inutile aumento di costi e burocrazia", senza dimenticare "un'ingerenza nelle competenze cantonali". Infine, poiché le infrastrutture critiche sono in larga misura nelle mani del settore pubblico, il rischio di rilevamenti strategicamente indesiderati è trascurabile.
A perorare la causa del progetto ci hanno pensato esponenti del Centro e della sinistra, decisi a condurre una discussione sulla questione visto il contesto geopolitico attuale. "Alla Svizzera serve uno strumento legale" per tutelarsi da investimenti problematici sotto il profilo strategico, ha affermato Carlo Sommaruga (PS/GE). Tanto più, ha fatto notare il ginevrino, che le operazioni di questo genere "orientate politicamente" continuano a moltiplicarsi.
"Disponiamo già di un buon dispositivo per proteggerci", gli ha replicato il consigliere federale Guy Parmelin, contrario alla nuova legge. Stando al ministro dell'economia, infatti, "il rapporto costi-utilità è pessimo". "Finora nessuna acquisizione straniera ha messo in pericolo l'ordine pubblico e la sicurezza della Svizzera", ha poi messo in rilievo il vodese, che però non ha persuaso il plenum.
Parmelin ha perlomeno invitato gli Stati a ridimensionare i ritocchi operati dal Nazionale, colpevole, a suo dire, di aver creato "un mostro burocratico". La Camera del popolo fra le altre cose ha stabilito che il controllo degli investimenti dovrebbe applicarsi non solo alle società controllate da Stati esteri, bensì anche agli investitori privati.