(ats) La possibilità di ricorrere alla sorveglianza elettronica - tramite dispositivo elettronico alla caviglia - dei condannati va limitata. Lo ha chiesto il Consiglio nazionale approvando con un voto di scarto (94 a 93, 5 gli astenuti) una iniziativa parlamentare di Nina Fehr Düsel (UDC/ZH), che chiede di ritornare alla prassi in vigore fino a un anno fa.

La sorveglianza elettronica può essere ordinata per pene detentive sino a dodici mesi. Un anno fa, il 18 marzo 2024, il Tribunale federale ha modificato la prassi in vigore sostenendo che per calcolare i dodici mesi va considerata solo la parte della pena da espiare (e non più anche quella pronunciata con la condizionale).

Per la zurighese, ciò implica un ricorso molto più frequente alla sorveglianza elettronica, e anche per reati più gravi. A suo avviso sarebbe invece opportuno tornare alla prassi precedente per fare in modo che anche in futuro le sentenze abbiano un certo carattere sanzionatorio.

Ne va dell'effetto deterrente delle pene detentive, ha affermato. "La sicurezza deve essere la priorità", ha aggiunto sostenendo che "quando si è in prigione, non si commettono reati".

La maggioranza della commissione raccomandava - di misura - di respingere l'atto parlamentare. L'esecuzione delle pene sotto forma di sorveglianza elettronica costituisce una buona soluzione - per di più poco costosa - per conseguire l'obiettivo della risocializzazione, ha sottolineato Raphaël Mahaim (Verdi/VD). "Le condizioni per beneficiare della sorveglianza elettronica sono inoltre rigorose: un basso rischio di recidiva e la necessità di disporre di un alloggio e un lavoro stabile", ha aggiunto, invano.

L'iniziativa parlamentare passa ora all'esame del Consiglio degli Stati.