L'accordo, definito da più parti una pietra miliare della politica commerciale svizzera, è stato stipulato tra il gigante asiatico e gli Stati dell'Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui fa parte la Confederazione (assieme a Islanda, Liechtenstein e Norvegia), al termine di trattative durate 16 anni.
La Svizzera e gli altri Stati dell'AELS sono riusciti a diventare il primo partner europeo ad aver concluso un accordo di libero scambio con l'India, prima di Ue o Regno Unito, ha sottolineato oggi in aula a nome della commissione Nik Gugger (PVL/ZH). "Non è perfetto, ma è il migliore possibile ed è il frutto di intensi sforzi", ha detto lo zurighese.
Il patto "rafforzerà la competitività degli esportatori svizzeri", ha aggiunto l'altro relatore commissionale Piero Marchesi (UDC/TI). Per il ticinese, si tratta di un "passo significativo" nelle relazioni economiche con New Delhi, che offre importanti "opportunità strategiche".
L'India, dopo aver superato la Cina un paio d'anni fa, è il Paese più popoloso del mondo, con oltre 1,4 miliardi di abitanti. L'espansione del ceto medio locale, in particolare, presenta un grande potenziale di crescita. Finora, tuttavia, il Paese imponeva ancora elevati dazi doganali sulla maggior parte dei prodotti d'importazione.
Con l'entrata in vigore dell'intesa, il 94,7% delle attuali esportazioni svizzere verso l'India beneficerà invece di dazi ridotti, in certi casi con periodi transitori. Per alcune categorie di merci, come gli orologi, verranno aboliti del tutto. Gli Stati dell'AELS si impegnano poi a svolgere svariate attività di promozione con l'obiettivo di aumentare gli investimenti sul posto e creare così nuovi posti di lavoro, mentre l'India a garantire un clima favorevole agli investimenti.
È stato pure negoziato un capitolo giuridicamente vincolante sul commercio e lo sviluppo sostenibile. Esso comprende ad esempio l'impegno a non derogare agli standard ambientali e lavorativi applicabili.
Tuttavia, per la sinistra questo aspetto non è garantito in modo abbastanza esaustivo. "Dobbiamo assicurare che i nostri valori non siano messi a rischio", ha affermato Farah Rumy (PS/SO). "In India vi sono grandi sfide per quanto riguarda ambiente, parità uomo-donna e protezione delle minoranze religiose ed etniche", ha avvertito la deputata solettese.
Una minoranza formata dal campo rosso-verde voleva dunque disciplinare mediante ordinanza l'esclusione degli investimenti che causano danni sociali ed ecologici o che compromettono clima o habitat naturali. Questa proposta è però stata bocciata per 129 a 61. Nella votazione d'insieme, i consiglieri nazionali socialisti ed ecologisti si sono dunque opposti o astenuti.
Intervenendo in conclusione al dibattito, il consigliere federale Guy Parmelin, che circa un anno fa aveva firmato in prima persona l'accordo a New Delhi, ha parlato di "grande successo". L'intesa permetterà alla Svizzera "un accesso privilegiato a un mercato gigantesco e un vantaggio concorrenziale", si è rallegrato il ministro dell'economia.
Nel 2023, il commercio bilaterale fra Svizzera e India, oro escluso, ha raggiunto i 4,3 miliardi di franchi. I principali prodotti esportati sono macchinari, prodotti farmaceutici, strumenti di precisione e prodotti chimici, mentre le principali importazioni sono rappresentate da prodotti chimici, abbigliamento, pietre e metalli preziosi e alluminio.