Stando al ticinese, attualmente si fa tropo poco contro contro la produzione e l’utilizzo di immagini false (deepfake), specie a sfondo pedoponografico, il tutto facilitato dall'intelligenza artificiale.
Le false foto di nudo o i video porno deepfake sono utilizzati per estorcere denaro o vere immagini sessualmente esplicite, ha spiegato Regazzi, specificando che le vittime sono spesso anche minorenni. Per questo è necessario elaborare un approccio globale per la protezione dalle massicce violazioni della personalità e dalla violenza pedocriminale in rete tramite immagini manipolate. Al momento, infatti, la ciberstrategia nazionale non tratta né il problema delle immagini manipolate, che sta diventando un fenomeno di massa, né la ciberpedocriminalità.
Il "ministro" di giustizia e polizia, Beat Jans, ha tentato invano di convincere il plenum che la Svizzera dispone già degli strumenti necessari per contrastare questo fenomeno, come dimostrano i successi investigativi recenti, possibili anche grazie alla cooperazione internazionale. Per questo non è necessaria una strategia nazionale, anche perché la lotta al fenomeno passa in primis dai Cantoni.