L'atto parlamentare - depositato dalla Commissione della politica estera (CPE-N) - sottolinea che "la crisi in cui versa attualmente l'USAID mette a repentaglio programmi di sviluppo essenziali nei Paesi più poveri al mondo". All'origine vi sono i tagli voluti dal presidente USA Donald Trump poco dopo la sua elezione.
Secondo la relatrice Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro/BL) della Commissione, la crisi rappresenta una sfida senza precedenti per la cooperazione internazionale. Il possibile congelamento dei fondi, il ritiro da numerosi Paesi e la rescissione di contratti di progetto minacciano i progressi nello sviluppo globale, mettendo a rischio le popolazioni dei Paesi più poveri.
In particolare, settori come la sanità mondiale, cruciale per la prevenzione e il trattamento di malattie come HIV/AIDS, tubercolosi e malaria, subiscono gravi contraccolpi, con ripercussioni anche su organizzazioni svizzere attive in progetti congiunti. La Confederazione, è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano in questa crisi, ha ribadito dal canto suo l'altro relatore, il neocastellano Didier Calame (UDC).
La sospensione delle attività dell'USAID impatta l'impegno bilaterale e multilaterale svizzero, inclusi i progetti a Ginevra internazionale e quelli di ONG cofinanziati dalla Svizzera. Inoltre, i Paesi più poveri, dove operano anche ONG svizzere, rischiano di perdere programmi essenziali. La nuova Strategia di cooperazione internazionale (CI) 2025-2028, che pone la sanità mondiale tra le priorità, richiede azioni rapide per mitigare queste conseguenze.
Con il postulato, si incarica il Consiglio federale di analizzare le implicazioni della crisi, quantificando i costi dei progetti USAID interrotti in cui la Svizzera è coinvolta e valutando come colmare le perdite finanziarie, nonostante le difficoltà economiche interne, come la 13a rendita AVS.
Gli Stati Uniti, che nel 2024 hanno contribuito con 63,3 miliardi di dollari all'aiuto pubblico allo sviluppo (45% degli aiuti umanitari globali), lasciano un vuoto che nessun Paese può colmare a breve termine, aggravato dai tagli di altri donatori, inclusa la Svizzera.
Il Consiglio federale, pur riconoscendo la gravità della situazione, ha respinto la richiesta, ha detto il "ministro" degli esteri Ignazio Cassis: il governo ritiene che un rapporto dettagliato non fornirebbe risultati conclusivi data la volatilità del contesto. L'esecutivo si è tuttavia impegnato a informare regolarmente le CPE sugli sviluppi.