La nuova normativa riguarda le domande di visto per soggiorni di breve durata (90 giorni) per entrare nello spazio Schengen. Il richiedente le presenterà su una nuova piattaforma ancora da sviluppare e attivare (l'attuazione è prevista per il 2028, l'adesione della Svizzera non prima del 2030). I visti saranno emessi in forma digitale e sostituiranno quelli rilasciati in forma cartacea, modalità quest'ultima che resterà comunque disponibile in casi eccezionali.
Per poter essere applicate, alcune disposizioni di questo sviluppo dell'acquis di Schengen devono essere trasposte nel diritto svizzero, il che necessita la modifica della legge sugli stranieri e la loro integrazione. "La digitalizzazione porterà benefici concreti sia per i richiedenti sia per l'amministrazione", ha indicato in aula Greta Gysin (Verdi/TI). Garantisce inoltre una migliore protezione contro le frodi perché rende più difficili le falsificazioni, ha fatto notare dal canto suo a nome della commissione Jean Tschopp (PS/VD).
Solo il campo democentrista ha sollevato perplessità, chiedendosi in particolare quanti costi questo progetto genererà in Svizzera. "Più in generale, abbiamo dei dubbi sull'efficacia del sistema da implementare", ha spiegato Jean-Luc Addor (UDC/VS), i cui timori non hanno però fatto breccia fra il resto dei deputati.