L'argoviese ha descritto un quadro desolante: il calo delle nuove costruzioni è di proporzioni storiche e il tasso di appartamenti sfitti è il più basso degli ultimi 30 anni. Allo stesso tempo, la popolazione cresce incessantemente e l'immigrazione è massiccia.
Secondo Burgherr, che ha riconosciuto come il problema non tocchi in egual misura tutte le regioni del Paese, ci sono due possibilità: o si limita l'immigrazione, o si costruisce rapidamente di nuove abitazioni. Constatando che, a suo dire, gli incentivi a costruire sono inesistenti, il Consiglio federale dovrebbe fare in modo che sia nuovamente interessante costruire.
Per l'argoviese, le condizioni quadro devono essere liberalizzate. Le opposizioni devono essere limitate, accelerate o incanalate. Parallelamente, le procedure di approvazione delle autorità devono diventare meno complesse, meno burocratiche e più rapide.
"Oggi troppe norme e regolamenti ostacolano l'edilizia", ha detto Burgherr evocando la tutela del paesaggio, del patrimonio, della natura e la protezione dal rumore. "Norme edilizie complesse e autorità poco collaborative sono una realtà", ha sostenuto. Conseguenza: attualmente sono necessari in media 140 giorni dalla presentazione della domanda di costruzione alla sua approvazione, il 67% in più rispetto al 2010.
Nel suo intervento, il consigliere federale Albert Rösti ha riconosciuto l'esistenza del problema: "tempi di costruzione lunghi, dovuti anche a opposizioni, costituiscono un ostacolo" alla costruzione di nuovi alloggi. La Confederazione non è tuttavia restata a guardare: è stata organizzata una tavola rotonda sul tema, alla quale hanno partecipato anche rappresentanti di Cantoni, Città e Comuni.
L'Ufficio federale dello sviluppo territoriale sta lavorando a uno studio che dovrebbe essere pubblicato quest'estate e che indicherà proprio cosa potrà fare la Confederazione, ha affermato Rösti. Detto ciò, la questione è di competenza cantonale: "la soluzione deve venire principalmente da Cantoni e Comuni", ha precisato il consigliere federale chiedendo, invano, di respingere la mozione, che passa ora all'esame del Consiglio degli Stati.