Dopo il rifiuto del Consiglio nazionale nel giugno scorso, oggi la camera dei Cantoni ha seguito invece le raccomandazioni della sua commissione preparatoria.
Il Patto mira a frenare l'immigrazione clandestina in Europa e a limitare la migrazione secondaria nello spazio Schengen grazie all'armonizzazione e all'ottimizzazione delle procedure di asilo. Dovrebbe entrare in vigore a metà del 2026.
"La Svizzera ha tutto l'interesse a migliorare il sistema europeo di asilo", ha affermato il consigliere federale Beat Jans. Questo Patto, a detta del "ministro" di giustizia e polizia, rappresenta un "compromesso storico" che suggella la solidarietà tra i Paesi europei. Esso avrà come conseguenza una diminuzione del numero di domande di asilo infondate e un rafforzamento della protezione delle persone che ne hanno effettivamente bisogno.
Il meccanismo di solidarietà - il punto più contestato dell'intero progetto, n.d.r - è obbligatorio per i 27 membri dell'Ue, ma non per la Svizzera. Tale meccanismo di prefigge di alleggerire il carico dei Paesi mediterranei, sottoposti a una forte pressione migratoria. Le modalità di sostegno a questi Stati sono flessibili: accoglienza di persone (rilocalizzazione), contributi finanziari o prestazioni alternative (ad esempio invio di personale specializzato).
A nome della commissione, Petra Gössi (PLR/SZ) ha raccomandato al plenum di aderire al meccanismo, già respinto dal Consiglio nazionale soprattutto a causa di un'alleanza fra UDC e PLR. Oggi i democentristi hanno tentato di affossare questo aspetto del Patto, ma non hanno potuto contare sul sostegno degli altri gruppi. Secondo Pirmin Schwander (UDC/SZ), sostenendo il meccanismo di solidarietà "si invia un segnale completamente sbagliato alla nostra popolazione e in particolare a quei comuni che sono già oberati a causa del fenomeno migratorio".
Tenendo conto del rifiuto della camera del popolo, quella dei Cantoni ha quindi optato per il compromesso elaborato dalla commissione e, con 27 voti a 14, ha stabilito che la Confederazione potrà adottare misure di solidarietà solo se gli Stati di Dublino essenziali per la Svizzera, come l'Italia, rispetteranno i loro obblighi nei confronti della Confederazione (ossia riammettendo quei migranti arrivati sul proprio territorio che hanno inoltrato richiesta di protezione).
Affinché il sistema funzioni, "è fondamentale che questi paesi riprendano le persone che hanno presentato una prima domanda di asilo presso di loro", ha sostenuto Pascal Broulis (PLR/VD).
Stando alla commissione, i Cantoni dovranno inoltre essere consultati in anticipo qualora la Confederazione decidesse di attivare il meccanismo di solidarietà. Berna dovrà anche garantire il rispetto dell'articolo 121a, capoverso 2 della Costituzione, inserito nel 2014 a seguito dell'adozione dell'iniziativa dell'UDC contro "l'immigrazione di massa".
La questione del finanziamento di eventuali misure di solidarietà non è ancora all'ordine del giorno, ha poi ricordato Beat Jans. Tuttavia, il Consiglio degli Stati ha tenuto a precisare che, per attuare la partecipazione al meccanismo di solidarietà, il Consiglio federale può utilizzare i fondi già concordati con l'Ue nell'ambito dei contributi agli Stati membri.
Gli altri tre punti del patto hanno ricevuto ampio sostegno. Tutte le persone entrate illegalmente nello spazio Schengen dovranno ora essere sottoposte a una procedura di filtraggio. I cittadini di paesi terzi che entrano illegalmente nello spazio Schengen, coloro che soggiornano già in Europa senza permesso di soggiorno, i richiedenti asilo e, d'ora in poi, le persone che beneficiano di protezione temporanea, vedranno i propri dati registrati nella banca dati Eurodac, che è stata ampliata.
Sono state inoltre sviluppate le disposizioni del sistema di Dublino, che determina quale Stato europeo è responsabile dell'esame di una domanda di asilo. In caso di crisi migratoria, il nuovo regolamento definisce in che misura gli Stati membri possono derogare alle norme vigenti.
Una novità importante del patto dell'Ue è l'introduzione di procedure alle frontiere esterne dell'Unione. La procedura alla frontiera è prevista per le persone la cui nazionalità ha un tasso di protezione inferiore o pari al 20% della media europea o che sono considerate un rischio per la sicurezza.
La procedura deve essere conclusa entro 12 settimane. Per coloro che non ottengono protezione a seguito della procedura di asilo, deve essere organizzato il rimpatrio entro un ulteriore termine di 12 settimane. I minori non accompagnati sono in linea di principio esclusi da questa procedura. Le famiglie con bambini hanno la priorità.
La Svizzera non applicherà queste misure alle frontiere esterne dell'Ue. Il dossier torna al Consiglio nazionale.