Il nostro Paese, depositario delle Convenzioni di Ginevra, dipende in modo fondamentale dal rispetto del diritto internazionale e dal buon funzionamento del sistema multilaterale. Quest'ultimo attraversa però una profonda crisi politica, al tempo stesso strutturale e congiunturale, ha sostenuto il relatore commissionale Nicolas Walder (Verdi/GE).
"Da diversi anni - ha proseguito il ginevrino - assistiamo all'ascesa di regimi autoritari e di movimenti populisti che rimettono apertamente in discussione i fondamenti dell'ordine internazionale basato su un diritto comune". Ciò ha ripercussioni dirette sulla presenza di organizzazioni internazionali in Svizzera, sottoposta a una concorrenza sempre più agguerrita: di fronte a scelte di bilancio drastiche, alcuni attori si interrogano sul mantenimento delle proprie attività nel nostro Paese, mentre altri siti, in particolare in Asia e in Medio Oriente, offrono condizioni più vantaggiose, ha sottolineato Walder.
Al fine di preservare a lungo termine l'attrattiva di Ginevra occorre dunque una risposta tempestiva e decisa, specialmente prima che i progetti di delocalizzazione oggi al vaglio diventino irreversibili. Per sostenere questi obiettivi, il Consiglio federale ha, come accennato, chiesto al Parlamento un credito di 130,4 milioni di franchi. Esso definisce quattro campi d'azione, vale a dire accoglienza, infrastrutture (soprattutto immobiliari), partenariati e governance delle nuove tecnologie.
Ginevra, sede di 43 organizzazioni internazionali, centinaia di ONG e rappresentanze di 183 Stati, è un pilastro della diplomazia multilaterale, e contribuisce all'elaborazione di norme internazionali e allo sviluppo di soluzioni innovative in settori come diritti umani, salute e ambiente, con un indotto economico annuo di circa 4 miliardi di franchi per la Svizzera, è stato sottolineato.
Il dossier va al Consiglio degli Stati.