Nel documento pubblicato a febbraio sulla scia di uno studio dell'Università di Basilea, l'esecutivo ha riconosciuto che i tibetani e gli uiguri che vivono nella Confederazione sono probabilmente sottoposti a pressioni da parte del governo di Pechino che li incoraggia a spiare le rispettive comunità.
Le attività di influenza straniera e la repressione transnazionale nei confronti delle comunità perseguitate costituiscono un problema per la sovranità e presentano un rischio di radicalizzazione, secondo la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale, all'origine della mozione. I membri di queste comunità non possono godere appieno delle libertà individuali garantite dalla Svizzera, secondo la commissione.
L'atto parlamentare chiede quindi al governo di rafforzare le misure volte a proteggere le comunità che vivono in Svizzera dalle attività di influenza straniera. Il Consiglio federale dovrà presentare al parlamento le modifiche legislative eventualmente necessarie.
Il governo ammette che le attività di influenza sono destinate ad aumentare, tenuto conto delle crescenti tensioni internazionali e degli sviluppi tecnologici. Tuttavia, si è opposto al testo, invocando lavori in quest'ambito già in corso.
L'esecutivo intende infatti affrontare la questione della repressione transnazionale avviando un dialogo sui diritti umani con gli Stati interessati, ad esempio nell'ambito della modernizzazione dell'accordo di libero scambio con la Cina. Intende inoltre esaminare eventuali misure nazionali di protezione e sostegno.
A nome della commissione, Franziska Roth (PS/SO), pur riconoscendo la bontà degli sforzi esperiti finora dal Consiglio federale, ha sostenuto che bisogna persistere. Il modo migliore per farlo? Approvando la mozione, accolta infine dal plenum per 33 voti a 2.