Il risultato odierno contraddice l'indicazione (anche se con un voto risicato) della commissione dell'economia e dei tributi, che domandava invece di respingere il disegno di legge al voto finale, dopo aver però raccomandato l'entrata nel merito.
A parere del relatore della commissione, Thierry Burkart (PLR/AG), il progetto rischia di provocare più danni che altro all'economia, aumentando per esempio la burocrazia, non rafforza l'ordine e la sicurezza pubblici, ed espone il nostro paese a misure di ritorsione.
Secondo Burkart, sostenuto da Hannes Germann (UDC/SH), i meccanismi di protezione esistenti sono sufficienti per impedire acquisizioni problematiche. Le infrastrutture critiche sono spesso di proprietà dello Stato per cui non c'è alcun problema di ordine pubblico o di sicurezza, ha sottolineato il "senatore" argoviese.
I sostenitori della legge hanno invece fatto riferimento alle normative vigenti all'estero. In molti Paesi esistono già da tempo controlli simili sugli investimenti, ha affermato Carlo Sommaruga (PS/GE). "Non si tratta di un divieto, ma solo di un controllo sulle acquisizioni straniere", ha chiarito.
Beat Rieder (Centro/VS), all'origine con una sua mozione alla legge in esame, ha ribadito la necessità di un controllo delle acquisizioni da parte di attori statali che non garantiscono alla Svizzera il libero accesso al mercato. "Il Consiglio federale - a suo parere - deve avere la possibilità di intervenire nei casi più gravi".
Per Beat Rieder (Centro/VS) e Carlo Sommaruga (PS/GE), inoltre, un voto finale negativo come propugnato dalla commissione - ciò equivarrebbe a una non entrata nel merito, n.d.r. - non avrebbe alcun senso, tanto più che il plenum si è allontanato dalla versione del Nazionale, con quest'ultimo che si è spinto ben oltre rispetto al disegno elaborato dal Consiglio federale.
Attori privati esclusi
Stando al progetto di legge, gli investimenti stranieri devono rimanere in linea di principio consentiti, ma in alcuni casi sono soggetti a un obbligo di autorizzazione, ossia quando lo Stato intravvede un pericolo a livello di sicurezza.
Come accennato, la Camera dei cantoni ha seguito in quasi tutti i punti delicati la versione dell'esecutivo scostandosi quindi dalle posizioni considerate esagerate dell'altra camera. Ciò significa, per esempio, che solo le acquisizioni di imprese svizzere da parte di investitori statali stranieri saranno sottoposte a un esame più approfondito. Contrariamente al Nazionale, gli investitori non statali sono esclusi dal campo di applicazione della norma.
I "senatori", diversamente dai colleghi della camera del popolo, hanno escluso dalla legge le acquisizioni che metterebbero a rischio o minacciano l'approvvigionamento di beni e servizi essenziali.
In futuro, dovrebbero essere controllate le transazioni riguardanti imprese nazionali nel settore della sicurezza che dispongono di almeno 50 posti di lavoro a tempo pieno in tutto il mondo e realizzano un fatturato annuo globale di almeno 10 milioni di franchi. L'aumento di queste soglie, come proposto dalla commissione, è stato respinto dal plenum.
Sono inoltre soggette ad autorizzazione le acquisizioni di ospedali, aziende farmaceutiche, centri di distribuzione alimentare, aeroporti nazionali, società di telecomunicazioni e banche, quando quest'ultime hanno realizzato un fatturato annuo medio mondiale o un reddito lordo di almeno 100 milioni di franchi.
Le origini del progetto
Uno dei fattori scatenanti dei lavori sul progetto di legge è stata l'acquisizione del gigante svizzero dell'agrochimica Syngenta da parte dell'azienda statale Chem China per 43 miliardi di dollari (il progetto è per questo anche noto come "Lex China").
Il Consiglio federale ha sempre sostenuto che non fosse necessario un controllo degli investimenti. La politica di apertura nei confronti degli investimenti esteri è di fondamentale importanza per la piazza economica svizzera e quindi anche per il benessere della popolazione, ha affermato più volte il "ministro" dell'economia Guy Parmelin in parlamento.