Stando al progetto di legge, gli investimenti stranieri devono rimanere in linea di principio consentiti, ma in alcuni casi sono soggetti a un obbligo di autorizzazione, ossia quando lo Stato intravvede un pericolo a livello di sicurezza in settori sensibili come l'energia, gli ospedali, ma anche il settore degli armamenti.
Benché per nulla favorevole all'inizio, il Consiglio federale ha dovuto elaborare un progetto su insistenza del parlamento. In un primo momento, il Consiglio nazionale voleva andare oltre, imponendo questo controllo non solo alle imprese statali, ma anche a quelle private. Ma il Consiglio degli Stati aveva preferito nel settembre scorso la versione del governo.
La camera del popolo ha quindi deciso oggi di eliminare questa divergenza con quella dei Cantoni. Nell'attuale clima di incertezza per le imprese elvetiche, è necessario garantire gli investimenti e i posti di lavoro, hanno sostenuto diversi oratori di destra e il Consiglio federale che, al voto, hanno avuto la meglio sulla sinistra (128 voti a 63).
Il campo rosso-verde ha denunciato invano i rischi per le imprese svizzere. Il governo ha proposto una legge che non serve praticamente a nulla, ha affermato Emmanuel Amoos (PS/VS). E ha aggiunto che Stati Uniti, Cina e Russia ricorrono a strumenti ben più incisivi per consolidare la loro espansione e la loro influenza.
Il dossier torna al Consiglio degli Stati.