I procedimenti avviati nei confronti del medico in capo dell’esercito sollevavano già da tempo interrogativi tra i membri delle CdG. Pertanto, nella loro seduta odierna, hanno sentito il capo del DDPS, anche per avere informazioni sui recenti sviluppi resi noti venerdì scorso (l’indagine amministrativa ha confermato l’innocenza del medico in capo dell’esercito). La competente sottocommissione DFAE/DDPS della CdG-N è stata incaricata di procedere a ulteriori chiarimenti, in particolare sui processi a livello di dipartimento.

​Lo scorso venerdì è stato reso noto che si erano concluse le indagini del DDPS sul medico in capo dell’esercito sospeso a dicembre 2016. Le accuse mosse nei suoi confronti non hanno trovato riscontro né dal punto di vista del diritto penale (militare) né da quello del diritto sul lavoro e disciplinare. Il caso era venuto alla luce il 9 dicembre 2016 quando, sulla base di un’indagine disciplinare in corso dal mese di maggio 2016 nel settore della difesa, il DDPS aveva sospeso il medico in capo dell’esercito. Nel contempo aveva sporto denuncia penale nei suoi confronti presso il Ministero pubblico della Confederazione per sospetti reati patrimoniali nonché reati contro i doveri d’ufficio e i doveri professionali. Al riguardo il DDPS aveva pubblicato un comunicato stampa (menzionando la presunzione d’innocenza). In seguito a ciò, il Ministero pubblico della Confederazione non aveva tuttavia avviato alcun procedimento penale ma, a metà dicembre 2016, aveva inoltrato gli atti alla giustizia militare per una verifica delle competenze.

Il 23 gennaio 2017, il capo del DDPS aveva incaricato un esperto esterno di effettuare un’inchiesta amministrativa, allo scopo di chiarire quali fossero concretamente le accuse mosse nei confronti del medico in capo dell’esercito e come si fosse giunti alla sua sospensione provvisoria.

Vista la lentezza del procedimento e nell’interesse di un rapido chiarimento dei fatti, a maggio 2017 e in seguito nuovamente a metà luglio 2017, le CdG avevano chiesto informazioni sullo stato d’avanzamento dei lavori chiarificatori svolti dalla giustizia militare e dal DDPS. In quelle occasioni avevano anche posto varie domande al capo del DDPS.

La CdG-N, responsabile per questo dossier, si era però detta insoddisfatta delle informazioni ottenute. Così, il 10 agosto 2017, l’uditore in capo aveva spiegato che con la documentazione a sua disposizione non sarebbe stato possibile chiarire un’eventuale competenza della giustizia militare sulla questione e che a questo fine sarebbero stati necessari i risultati dell’inchiesta amministrativa. Il DDPS aveva informato la CdG-N che il rapporto finale sarebbe stato disponibile probabilmente a fine agosto o inizio settembre 2017. Il rapporto è arrivato lo scorso venerdì e giunge alla conclusione che le accuse sollevate non trovano riscontro né nel diritto del lavoro né in quello disciplinare. In seguito anche la giustizia militare ha comunicato di non aver rilevato alcun comportamento penalmente rilevante nella sua sfera di competenza.

Nell’ambito dell’audizione già programmata per oggi, le CdG hanno dunque chiesto al capo del DDPS informazioni in merito a questi nuovi sviluppi e hanno criticato i procedimenti e la loro durata.

Quest’audizione non ha tuttavia permesso di chiarire ancora tutti gli interrogativi posti dalle CdG, in particolare in merito ai processi a livello di dipartimento. Pertanto le CdG approfondiranno la questione in qualità di Commissioni competenti in materia. La CdG-N, competente per questo caso, ha incaricato la sua sottocommissione DFAE/DDPS di effettuare ulteriori chiarimenti. Tra l’altro dovrà analizzare i rapporti dell’indagine disciplinare interna e dell’indagine amministrativa esterna, e valutare su tale base i processi all’interno del Dipartimento e il ruolo dei vari servizi e collaboratori del DDPS coinvolti.

Presieduta dal consigliere agli Stati Hans Stöckli (PS, BE) e dal consigliere nazionale Alfred Heer (UDC, ZH), la Commissione si è riunita a Berna il 25 settembre 2017.