Con 6 voti contro 4 e 3 astensioni la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati propone di entrare in materia sull’Accordo tra la Svizzera e l’Unione europea sull’energia elettrica. A suo parere l’accordo rafforza la sicurezza dell’approvvigionamento, sebbene comporti anche alcuni svantaggi per la Svizzera.

A seguito di un dibattito approfondito, la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati è giunta alla conclusione che l’Accordo sull’energia elettrica 26.023​ potrebbe comportare vantaggi per il nostro Paese sotto diversi aspetti, ma richiederebbe da parte della Svizzera anche concessioni di non poca entità. Con 6 voti contro 4 e 3 astensioni ha deciso di entrare in materia sull’oggetto e di proseguire i lavori al fine di proporre le migliori soluzioni possibili per la trasposizione dell’accordo nel diritto interno. Al termine dei lavori la Commissione effettuerà una valutazione globale dell’accordo e della legislazione di trasposizione.

La Svizzera continuerà a dipendere dall’importazione di energia elettrica dalla rete europea, nonostante gli sforzi in corso per ovviare a questa situazione. La Commissione ritiene che la conclusione di un accordo ad hoc offra le migliori opportunità per garantire anche in futuro l’importazione di elettricità. In assenza di un accordo vi è a suo parere il rischio che l’Unione europea (UE), nell’ambito dello sviluppo del proprio mercato dell’elettricità, limiti unilateralmente le capacità transfrontaliere della rete verso la Svizzera, senza considerare le esigenze del nostro Paese in materia di stabilità dell’esercizio della rete. L’Accordo sull’energia elettrica disciplina per l’appunto il coinvolgimento della Svizzera negli organi incaricati di coordinare l’esercizio della rete elettrica europea.

Un altro vantaggio dell’accordo è quello di assicurare alla Svizzera l’accesso diretto e su un piano di parità al mercato europea dell’energia elettrica. A causa della volatilità della crescente produzione di elettricità a partire da energie rinnovabili, aumenta l’importanza dei mercati dell’energia elettrica a corto termine. Questi permettono, ad esempio, agli esercenti delle centrali idroelettriche svizzere di sfruttare al meglio tale flessibilità dal punto di vista commerciale. Per la Commissione, l’accordo negoziato garantisce nel complesso una buona tutela degli interessi del nostro Paese.

La minoranza della Commissione ritiene invece che l’accordo comporterà soprattutto chiari svantaggi per la Svizzera. Essa si oppone al principio secondo cui il nostro Paese sarà obbligato in futuro a riprendere l’evoluzione del diritto UE in quasi tutto il settore dell’energia elettrica. A suo parere il principio della ripresa dinamica del diritto costituisce un rischio inaccettabile, dato che la Svizzera potrebbe essere costretta ad adottare prescrizioni dell’UE in ambiti di interesse vitale. La minoranza teme ad esempio che il nostro Paese possa perdere la sovranità sulle proprie riserve di energia idroelettrica o la competenza di decidere autonomamente sulla costituzione di riserve di elettricità, oppure che non possa più prevedere liberamente sussidi in materia di politica energetica. La minoranza è convinta che vi siano alternative al presente accordo e che la Svizzera possa garantire la sicurezza dell’approvvigionamento anche ricorrendo ad altre soluzioni.

Presieduta dal consigliere agli Stati Thierry Burkart (RL, AG), la Commissione si è riunita a Berna il 22 e 23 giugno 2026.