Con 6 voti contro 5 e 1 astensione la CAPTE-S propone di accettare il decreto federale che approva e traspone nel diritto svizzero l’Accordo tra la Svizzera e l’UE sull’energia elettrica (Disegno 2 dell’oggetto 26.023). È convinta che l’Accordo rafforzi la sicurezza dell’approvvigionamento, soprattutto in inverno. Come già illustrato nel suo comunicato stampa del 23 giugno 2026, la Commissione ritiene che l’Accordo, nonostante le riserve relative alle concessioni istituzionali che comporta, rappresenti la soluzione migliore per garantire l’integrazione della Svizzera nel mercato europeo dell’energia elettrica nonché la gestione transfrontaliera della rete. Una minoranza chiede di non entrare in materia.
Con 8 voti contro 4, la Commissione chiede che Popolo e Cantoni si pronuncino sull’Accordo sull’energia elettrica – oltre al referendum obbligatorio che il Consiglio degli Stati ha deciso nella sessione autunnale per la parte relativa alla stabilizzazione del pacchetto UE. La Commissione ritiene giustificata una doppia legittimazione democratica, in considerazione delle profonde ripercussioni dell’Accordo sul settore svizzero dell’energia elettrica. A questo si aggiunge il previsto recepimento dinamico del diritto dell’UE, che conferisce all’Accordo un’elevata rilevanza sotto il profilo delle istituzioni politiche. Una minoranza chiede, al pari del Consiglio federale, di sottoporre l’Accordo a referendum facoltativo.
L’attuazione dell’Accordo sull’energia elettrica necessita di adeguamenti della legge sull’approvvigionamento elettrico, della legge federale sull’energia e di numerose altre leggi. La Commissione propone di modificare in vari punti il disegno del Consiglio federale.
Servizio universale
Così come il Consiglio federale, la Commissione intende accompagnare l’apertura del mercato con un servizio universale regolamentato per le famiglie e per i centri di consumo aventi un consumo annuo inferiore a 50 MWh. Una minoranza chiede che il servizio universale sia accessibile a tutti i consumatori finali aventi un consumo annuo fino a 100 MWh. In tal modo anche le piccole imprese che oggi rientrano nel servizio universale potranno continuare a trarne vantaggio. La Commissione propone inoltre, con 8 voti contro 4, che i fornitori del servizio universale possano richiedere un corrispettivo per il passaggio ogni volta che un utente esce dal servizio universale per passare al mercato libero, indipendentemente dal momento in cui tale passaggio avviene. Tale corrispettivo per il passaggio deve essere indicato in modo trasparente e non deve includere costi amministrativi. Questo ha lo scopo di evitare che i clienti rimanenti del fornitore del servizio universale debbano sostenere i costi derivanti da tali passaggi. Una minoranza chiede di rendere possibile in qualsiasi momento il passaggio al mercato libero, ma che questo sia gratuito alla fine dell’anno. Ritiene che per far funzionare correttamente il mercato dell’energia elettrica sia fondamentale che il passaggio dal servizio universale al mercato libero sia possibile senza ostacoli sproporzionati.
La Commissione ritiene importante ridurre la densità normativa per quanto concerne il servizio universale. Con 7 voti contro 2 e 3 astensioni propone pertanto che le imprese possano decidere liberamente se vendere la propria energia elettrica (proveniente da impianti di produzione propri o acquistata sul mercato) nell’ambito del servizio universale o sul mercato. Una minoranza si dichiara favorevole alla versione del Consiglio federale, al fine di ridurre per i clienti del servizio di base il rischio di prezzi eccessivi o fortemente fluttuanti. Un’altra minoranza auspica che le tariffe nel servizio di base si basino maggiormente sui prezzi di mercato anziché sui costi di fornitura dell’energia. Tale proposta è stata respinta con 7 voti contro 4 e 1 astensione. La Commissione propone inoltre, con 6 voti contro 6 e il voto decisivo del presidente, che in futuro la Commissione federale dell’energia elettrica possa verificare le tariffe nel servizio di base unicamente sotto il profilo dell’abusività. Una minoranza della Commissione propone inoltre che il prodotto standard nel servizio universale debba essere costituito da energie rinnovabili per almeno l’80 per cento, mentre la maggioranza della Commissione sostiene invece la proposta del Consiglio federale, che prevede una quota del 50 per cento.
Abolizione delle rimunerazioni minime
Con 6 voti contro 6 e il voto decisivo del presidente, la Commissione propone di allinearsi alla proposta del Consiglio federale quanto all’obbligo di ritiro e di rimunerazione conformemente alla legge federale sull’energia. La proposta abolisce in particolare le rimunerazioni minime, garantite dalla legge, per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili in impianti con una potenza fino a 150 kW. Secondo il diritto vigente, i relativi costi sono a carico dei clienti nel servizio universale, cosa che, a parere della Commissione, non è compatibile con un mercato dell’energia elettrica aperto. Una minoranza propone di continuare anche a prevedere rimunerazioni minime per un periodo limitato fino a fine 2035. Tali rimunerazioni dovranno essere versate se nella media annuale i prezzi di mercato dell’energia elettrica non sono sufficienti per coprire i costi di ammortamento per i diversi tipi di impianto. I mezzi finanziari destinati a tale scopo dovranno provenire dal Fondo per il supplemento rete, il quale finanzia anche le restanti misure di sostegno a favore della produzione elettrica da fonti rinnovabili.
Disgiunzione dei grandi gestori delle reti di distribuzione
Per quanto riguarda le prescrizioni relative alla disgiunzione dei grandi gestori delle reti di distribuzione, la Commissione propone, con 10 voti contro 1 e 1 astensione, di limitarla ai settori dell’approvvigionamento elettrico e alla produzione elettrica. In particolare, all’interno dell’impresa dovrà rimanere possibile che tanto la gestione della rete quanto le altre divisioni aziendali ricorrano a servizi trasversali comuni che non presentino il rischio di distorsione del mercato. Secondo la Commissione una più ampia disgiunzione comporterebbe un onere considerevole, senza creare un valore aggiunto congruo.
Anche nel caso della società nazionale di rete Swissgrid la Commissione si adopera per sfruttare appieno il margine di manovra e attuare il diritto europeo. Propone pertanto, senza voti contrari, di strutturare le prescrizioni relative alla disgiunzione di modo che a livello di legge rimangano aperti tutti i modelli previsti nel diritto europeo per l’organizzazione dei gestori delle reti di trasmissione.
Grandi impianti idroelettrici
Con 6 voti contro 5 e 2 astensioni la Commissione propone di proseguire a tempo indeterminato i premi di mercato per i grandi impianti idroelettrici e garantire così la loro produzione in modo sostenibile. È persuasa che queste centrali idroelettriche siano una colonna portante dell’approvvigionamento elettrico svizzero e che la Svizzera abbia un interesse strategico a conservare questa produzione. Una minoranza respinge tale proposta, poiché desidera proseguire i premi di mercato previsti dal diritto vigente soltanto sino a fine 2030. Ritiene che i gestori debbano assumere autonomamente i rischi legati ai prezzi e che i premi di mercato rappresentino un aiuto incompatibile con l’Accordo.
Per quanto riguarda le riserve di energia elettrica la Commissione intende mantenere l’obbligo per talune imprese di partecipare alle riserve di energia idroelettrica. Una minoranza desidera invece modificarlo.
Altre decisioni
La Commissione intende impedire che gli aggregatori raggruppanti impianti decentralizzati come gli impianti solari e gli accumulatori a batteria compromettano la gestione della rete. Dovranno quindi essere stabilite direttive per la collaborazione con altri attori. La Commissione si impegna a garantire la certezza del diritto per le reti locali esistenti, che devono continuare a essere valutate secondo il diritto vigente.
Oltre alle normative in materia di energia, la Commissione si è occupata anche del rapporto tra leggi federali e trattati internazionali. Con 6 voti contro 5 e 1 astensione, propone di sancire nella legge sul Parlamento la giurisprudenza Schubert del Tribunale federale e garantire così che il diritto nazionale prevalga sul diritto internazionale qualora il legislatore abbia volutamente messo in conto il conflitto. La Commissione parte difatti dal principio che con il progetto della CIP-S (26.425, Disegno 2) venga presto trovata una disposizione generale che faccia chiarezza su questo rapporto. Una minoranza respinge invece questa proposta, poiché ritiene poco opportuno disciplinare la giurisprudenza Schubert nella legge sul Parlamento. Mette inoltre in dubbio l’efficacia di una simile disposizione.
Presieduta dal consigliere agli Stati Thierry Burkart (RL, AG), la Commissione si è riunita a Berna il 26 e 27 ottobre 2026. A parte della seduta era presente il consigliere federale Albert Rösti.