Negli edifici del Palazzo federale si trovano praticamente tutte le principali pietre da costruzione storiche della Svizzera, spesso in pezzi di altissima qualità. Questa era la volontà dell’architetto, Hans Wilhelm Auer, che desiderava un’esposizione completa delle pietre nazionali. La Sala dei passi perduti è un ottimo esempio di questa varietà e della grande importanza attribuita al Ticino. La Sala descrive un ampio arco sul lato meridionale della sala del Consiglio nazionale.

​Nella serie estiva di quest’anno vi parliamo dei vari tipi di pietre usate nella costruzione di Palazzo federale. Nel numero attuale ci concentriamo sulla Sala dei passi perduti, dove in diversi punti si trovano i marmi colorati svizzeri più belli, impiegati in modo rappresentativo e di alta qualità.

La Sala dei passi perduti vista dall’entrata dell’ufficio della Presidente del Consiglio nazionale

Le colonne e i cornicioni nel lato interno sono una perfetta combinazione dei diversi marmi colorati di Arzo: il Macchiavecchia eterogeneo nelle colonne doppie e il Broccatello screziato rosso-bianco, ricco di fossili, nella zoccolatura e nelle basi. La zoccolatura presenta inoltre, con una grande venatura rossa, un terzo tipo di marmo, il Rosso D'Arzo. Questi marmi colorati venivano utilizzati a partire dal XVI secolo soprattutto negli edifici sacri. In Ticino e nell’Italia settentrionale sono note oltre mille chiese decorate con il marmo di Arzo. Le applicazioni nel Palazzo del Parlamento sono tra le più importanti a nord delle Alpi.

Provenienza: Cave di Arzo (TI) nel Mendrisiotto, in funzione fino al 2009 (in blu sulla cartina)

La struttura caratteristica di queste brecce è stata ripresa in modo ingannevolmente simile nel tinteggio dello stucco sulla parete posteriore.

Colonne doppie e parete posteriore nel tinteggio dello stucco

Due marmi zvizzeri

Come menzionato nella prima parte di questa serie, i veri marmi sono di colore bianco o presentano solo leggere colorazioni. Oltre a una ventina di pietre calcaree, negli edifici del Palazzo federale si trovano solo tre marmi autentici di questo tipo: quelli di Grindelwald, Saillon e Carrara. I marmi di Arzo, invece, sono in realtà pietre calcaree.

Le basi e i capitelli delle colonne sono in marmo di Carrara, un classico marmo italiano quasi bianco.

Gli ingressi alla sala del Consiglio nazionale

Gli stipiti delle porte sono costituiti da una varietà grigio-verde del marmo di Grindelwald. Questo è uno dei due marmi svizzeri utilizzati nel Palazzo del Parlamento, l’altro è il marmo di Saillon.

Gli ingressi alla sala del Consiglio nazionale

Il marmo di Grindelwald ha una storia unica di origine e di estrazione. Questo marmo fu scoperto nel 1730 e impiegato dal 1740 al 1760. Durante questo breve periodo fu utilizzato principalmente dalla famiglia Funk per rivestire mobili e camini. L’avanzare del ghiaccio ricoprì la roccia nel 1760 e la liberò solo nel 1867. La successiva ripresa dei lavori minerari ha prodotto negli ultimi anni, fino al 1903, i pezzi più grandi e rappresentativi: quattro colonne nell’Università di Berna, sei colonne nella sede centrale della Banca cantonale di Berna, nonché gli stipiti del Palazzo del Parlamento.

Provenienza: cava di marmo nel ghiacciaio inferiore di Grindelwald (BE) (in verde sulla cartina)

Il marmo di Arzo si trova ai lati delle porte come pietra naturale e come imitazione dello stucco.

I dodici caloriferi nella Sala dei passi perduti sono rivestiti in marmo vallesano di Saillon. Per la creazione delle teste di leone sono state utilizzate con grande maestria le venature viola e verdi della roccia leggermente tendente al giallo.

Provenienza: Cava a ovest di Saillon (VS), a poche centinaia di metri sopra il fondovalle del Rodano (in rosso sulla cartina)

Teste di leone dei caminetti

A Saillon, intorno al 1875, iniziarono i lavori di estrazione su larga scala. Dopo l’esposizione mondiale di Parigi nel 1878, il marmo acquisì grande rilevanza e divenne con il tempo una delle rocce più ricercate e costose al mondo. Il marmo venne esportato in Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Le cave di Saillon hanno cessato la loro attività molto tempo fa. In Svizzera sono noti solo pochi casi di utilizzo di queste rocce.

Fonte: Toni P. Labhart, Steinführer Bundeshaus Bern, Società di storia dell’arte in Svizzera SSAS, UFCL. Disponibile unicamente in tedesco.