Il nuovo gruppo dovrà prima di tutto ricostruire le tappe che hanno portato alla decisione di privatizzare completamente l'operatore telefonico, facendo una sintesi dei fatti avvenuti in questo processo, ha indicato Fasel in un incontro con i giornalisti. In un secondo tempo la sottocommissione cercherà di chiarire le questioni inerenti il diritto in materia.
Gli incaricati dovranno inoltre valutare i metodi di comunicazione del Consiglio federale: su questo punto le CdG delle due camere avevano già discusso e trovato un accordo nelle scorse settimane. I risultati delle indagini dovrebbero essere pronti già il mese prossimo.
Il lavoro completo della «Sottocommissione Swisscom» sarà invece presentato entro la fine di marzo. Secondo il consigliere nazionale friburghese Fasel (PCS) non si tratta di un lavoro politico, ma solo di «ricerche». Le raccomandazioni che ne seguiranno potranno invece avere in taluni casi una colorazione politica.
Nella sottocommissione vi sarà un membro di ogni partito, ma non si sa ancora se l'Unione Democratica di Centro vorrà partecipare. Stamane sei dei sette membri UDC della CdG hanno abbandonato la riunione, dopo che era fallito il loro tentativo di impedire al presidente Fasel di dirigere l'incontro.
Secondo i sei, le affermazioni che Fasel ha rilasciato alla stampa domenicale sono un chiaro segno dei suoi pregiudizi in merito alla vicenda. L'inchiesta sull'operato del Consiglio federale - ha indicato il portavoce dell UDC Roman Jäggi - sarà così solo una farsa.
In un'intervista pubblicata domenica dal «SonntagsBlick», Fasel, il cui incarico di presidente scadrà quest'anno, aveva affermato che il ministro Christoph Blocher attacca continuamente e volutamente la collegialità e vorrebbe ottenere il potere assoluto nel governo. Secondo Fasel, Blocher è «un pericolo per la Svizzera», che ormai si trova di fronte ad una crisi di governo.
Sia Fasel che il suo successore Kurt Wasserfallen (PLR/BE) non hanno voluto fornire altri dettagli sul boicotto da parte dell'UDC.