La Banca nazionale svizzera (BNS) dovrebbe nuovamente intervenire per garantire almeno un tasso di cambio dell'euro a 1,30 franchi svizzeri, ha dichiarato alla stampa il presidente della commissione Hansruedi Wandfluh (UDC/BE). L'attuale limite di 1,20 franchi, frutto di una precedente decisione del nostro istituto di emissione, non è sufficiente per la maggioranza della commissione.
Quest'ultima si è comunque limitata a esprimere un desiderio. Non ha infatti la competenza di dare un ordine alla BNS, che è indipendente. Con 13 voti contro 6 e 5 astenuti, la maggioranza non ha voluto incaricare il Consiglio federale di fare pressione in questo senso sulla Banca nazionale.
La legge non autorizza nemmeno il governo a intervenire nella politica monetaria, ha sottolineato Wandfluh. "La commissione è preoccupata per la situazione sul mercato delle divise, dato che provoca un rallentamento congiunturale e soppressioni di posti di lavoro", ha aggiunto il presidente.
La maggioranza borghese della commissione respinge, per il momento, ogni intervento politico diretto, ha ancora affermato Hansruedi Wandfluh. Il governo deve limitarsi a osservare la situazione e intervenire soltanto in caso di necessità, ha aggiunto. Quest'atteggiamento rientra nel solco percorso dal ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann che, ieri, aveva annunciato di rinunciare a un secondo "pacchetto" di provvedimenti.
Dopo il primo pacchetto di 870 milioni, Schneider-Ammann aveva lasciato intendere che avrebbe potuto stanziare un miliardo supplementare per sostenere l'economia d'esportazione. Questa somma - secondo il presidente della commissione - dovrebbe piuttosto essere attribuita all'abbattimento del debito. Tuttavia, la sinistra non condivide questa posizione e chiede provvedimenti.
Domani in commissione sarà dibattuto un nuovo tentativo di ridurre il tasso IVA a favore del settore alberghiero. Sul tappeto vi è una proposta intesa a esonerare completamente questo ramo per un anno (attualmente il tasso è del 3,8%). Nella sessione autunnale, le Camere federali avevano respinto minoranze meno estreme, che auspicavano per il settore alberghiero un tasso IVA del 2,5%.
ATS, 07.11.2011