Nel documento il governo dovrà specificare le misure che adotterà per agevolare l'offerta transfrontaliera di investimenti a clienti privati da parte di intermediari svizzeri alla luce dell'attuazione restrittiva della Direttiva dell'UE (MIFID II) da parte di Italia e Francia. Questi ultimi due Paesi hanno infatti deciso di subordinare l'offerta transfrontaliera di servizi e prodotti di investimento per clienti privati all'obbligo di costituire filiali o succursali sul loro territorio.
Per quanto riguarda la vicina Penisola, nell'agosto 2017 è stato pubblicato un disegno di legge per l'attuazione della Direttiva MIFID II: istituti finanziari di Paesi terzi (non UE) potranno sottoporre offerte di investimento a clienti privati unicamente se dispongono di una succursale in Italia. Secondo il parlamentare locarnese, l'obbligo della succursale su suolo italiano è quello che penalizza di più gli intermediari finanziari svizzeri e in particolare la piazza finanziaria ticinese che si vede così impedita di esportare i suoi servizi direttamente dal territorio svizzero.
A suo avviso, ne conseguirebbe un inesorabile calo della clientela, dell'attività d'affari e quindi di posti di lavoro in Ticino. Lo stessa vale per la piazza finanziaria ginevrina rispetto alla vicina Francia.
Il Consiglio federale proponeva di accogliere il postulato. Secondo il ministro delle finanze Ueli Maurer, "i prestatori di servizi finanziari a Ginevra e in Ticino si trovano in una situazione particolare". Per questo motivo dovrebbero beneficiare di condizioni quadro positive. Stando al consigliere federale, siccome un accordo con l'UE in questo ambito non è previsto prossimamente, la Svizzera dovrebbe trattare bilateralmente con i Paesi vicini.
Alla fine il postulato è stato approvato a grande maggioranza, con la sola opposizione della sinistra, la quale preferiva aspettare le nuove leggi sui servizi finanziari e sugli istituti finanziari attualmente al vaglio del Parlamento anziché stilare un ulteriore rapporto governativo.