La sinistra ha chiesto invano di uniformare e innalzare questi tassi all'80% o al 90%. Lo scopo è correggere le disposizioni introdotte con la seconda riforma della fiscalità delle imprese e criticate anche dal Tribunale federale e dall'Ufficio federale di giustizia, ha spiegato Regula Rytz (Verdi/BE).
"Ma il popolo ha approvato questa riforma, che ha anche avuto un effetto dinamico sull'economia elvetica", ha replicato Thomas Matter (UDC/ZH). Per questo motivo, e per evitare un aumento della fiscalità e per motivi federalistici, l'UDC avrebbe voluto eliminare la soglia minima cantonale, che attualmente riguarda solo quattro cantoni.
Per non mettere in pericolo il fragile equilibrio del compromesso, la maggioranza ha, come detto, bocciato queste proposte allineandosi agli Stati. Pure respinte le altre proposte democentriste di riduzione delle imposte.
La Camera del popolo ha invece approvato - con 110 voti contro 83 e 4 astenuti - una proposta di Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL) che chiedeva di prendere maggiormente in considerazione i bisogni delle autorità locali. I Cantoni non dovranno così limitarsi a "tenere adeguatamente conto" degli effetti della riforma sui Comuni ma dovranno accordare loro "una compensazione adeguata".
Capitolo ridistribuzione dell'Imposta federale diretta (IFD), il Nazionale, come fatto in precedenza dagli Stati, ha portato dal 17 al 21,2% la quota parte dell'IFD versata ai Cantoni.
Guillaume Barazzone (PPD/GE) avrebbe voluto portare per cinque anni questo tasso al 22,3%, in modo da dare ai Cantoni un certo margine di manovra per studiare compensazioni sociali.
La sinistra chiedeva invece di mantenere al 17% la ridistribuzione dell'IFD per quei cantoni il cui tasso d'imposizione degli utili sia inferiore al 16%. "Si tratta di evitare il dumping fiscale", ha sostenuto Corrado Pardini (PS/BE). Questo problema è risolto con la perequazioni finanziaria, ha replicato con successo Benoît Genecand (PLR/GE).
I dibattiti proseguono.