L’8 ottobre il presidente del Consiglio nazionale Dominique de Buman (PPD, FR) è stato accolto a Berlino dal presidente del Bundestag tedesco Wolfgang Schäuble (CDU). Oltre al dialogo con il suo collega tedesco, il programma prevedeva colloqui con i membri del Gruppo parlamentare germano-svizzero e della Delegazione per gli affari dell’Unione europea.

​I due presidenti avevano già partecipato all’incontro di quest’anno dei presidenti dei Parlamenti dei Paesi germanofoni a Lussemburgo convenendo una visita ufficiale a Berlino. Nel corso del meeting i due presidenti hanno elogiato le buone relazioni bilaterali, sottolineato le numerose affinità tra la Germania e la Svizzera e discusso temi inerenti alla politica europea. La delegazione svizzera, tra cui il consigliere agli Stati Joachim Eder (PLR, ZG) e il consigliere nazionale Thomas Hardegger (PS, ZH), rispettivamente presidente e vicepresidente della Delegazione per le relazioni con il Bundestag, ha illustrato l’attuale situazione politica interna della Svizzera spiegando come, a fine settembre, il Consiglio federale abbia preso la decisione di principio di proseguire i negoziati relativi all’accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l’UE sulla base del vigente mandato negoziale portando avanti al contempo il dialogo con i partner sociali e i Cantoni. All’interno del Paese è soprattutto l’eventuale modifica delle cosiddette misure accompagnatorie ad essere controversa e il fatto che l’UE conceda l’equivalenza delle borse soltanto a tempo determinato e insista per giungere a una conclusione dei negoziati sull’accordo quadro contribuisce, secondo quanto spiegato dalla delegazione, a mantenere accesi i dibattiti. La decisione di Bruxelles di correlare affari di ambiti diversi ed esercitare pressioni ha suscitato in Svizzera un sentimento di rifiuto nei confronti dell’UE rivelandosi controproducente. Il presidente Schäuble, che proviene dalla regione alla frontiera con la Svizzera tedesca e conosce bene i processi politici svizzeri, ha espresso comprensione e offerto il suo appoggio affinché Bruxelles presti ascolto alle preoccupazioni della Svizzera. Al contempo ha sottolineato che gli interessi della Germania meridionale sono ben diversi e che nelle misure accompagnatorie occorre trovare una soluzione pragmatica e non burocratica.

Anche l’incontro con i membri della Delegazione per gli affari dell’Unione europea si è incentrato sulle relazioni tra la Svizzera e l’UE. L’accordo quadro istituzionale non rappresenta una ristrutturazione completa delle relazioni con l’UE, ma va inteso come cornice in cui raggruppare gli accordi già esistenti. Con l’iniziativa per l’autodeterminazione e l’iniziativa per eliminare la libera circolazione delle persone sono però previste votazioni che potrebbero mettere a repentaglio i rapporti della Svizzera con l’UE. Questi cantieri politici interni devono essere presi in considerazione nei negoziati. Il presidente della Delegazione, il deputato Gunther Krichbaum (CDU), ha dunque proposto che la Delegazione si rechi in Svizzera per studiare più approfonditamente la situazione.

Si è inoltre tenuto uno scambio di opinioni con il Gruppo parlamentare germano-svizzero, costituito nell’estate di quest’anno e il cui nuovo presidente è il deputato Thorsten Frei (CDU). Questo scambio mirava a creare un primo contatto tra le due delegazioni e fissare una data per il prossimo incontro bilaterale. La data scelta è la primavera 2019. Le relazioni tra i due Parlamenti sono state istituzionalizzate nel 2005 con la costituzione di due delegazioni parlamentari, ossia il Gruppo di amicizia germano-svizzero e la Delegazione per le relazioni con il Bundestag, che curano le relazioni e un regolare scambio di opinioni su argomenti che riguardano i rapporti di vicinato.

Il programma prevedeva inoltre una visita al Museo della Stasi dove il giornalista ed esponente del movimento per i diritti civili Roland Jahn ha fatto da guida attraverso gli archivi e la centrale della Stasi. Dal 2011 Roland Jahn è l’incaricato federale per la documentazione del servizio della sicurezza di Stato dell’ex Repubblica Democratica Tedesca (Commissariato federale per gli archivi della Stasi).
Ha mostrato alla delegazione svizzera gli ambiti di attività dell’autorità e ha discusso con i membri della delegazione sulla rivisitazione della dittatura della SED. Le autorità gestiscono e studiano gli atti e i documenti del Ministero della Sicurezza di Stato della DDR.

La delegazione ha infine visitato un’impresa di giovani Svizzeri a Berlino. I fondatori della ditta Velt hanno mostrato i loro spazi di co-working nei quali, oltre ai propri collaboratori, lavorano anche altre ditte e hanno illustrato le sfide che una start-up svizzera in Germania deve affrontare.