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Oggi la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio Nazionale (CSSS-N), pur facendo alcune concessioni, ha ribadito le posizioni della propria Camera: il previsto abbassamento del tasso di conversione dal 6,8% al 6%, che comporta una riduzione del 12% delle rendite pensionistiche, andrà compensato nell'ambito della previdenza professionale, con un aumento dei prelievi salariali e la soppressione della deduzione di coordinamento. Questa soluzione prevede anche un aumento ridotto dell'IVA (di 0,6 punti).
Niente concessioni quindi nei confronti della Camera dei Cantoni, che ha sempre sostenuto la necessità di agire nell'ambito del Primo Pilastro, con un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150% al 155%. Tale misura andrebbe finanziata con un aumento dell'IVA di un punto percentuale.
Un'altra grossa divergenza tra i due rami del parlamento concerne le rendite per vedove/i e gli orfani. Gli Stati non vogliono modificare il diritto vigente, mentre il Nazionale ha proposto di limitare il diritto alla rendita alle persone vedove che al momento del decesso del coniuge hanno un figlio di età inferiore ai 18 anni, oppure un figlio agli studi di età inferiore ai 25 anni o che si occupano di un figlio bisognoso di cure. La CSSS-N a questo proposito si è detta disposta a rinunciare ai tagli, così come all'aumento automatico dell'età pensionabile qualora l'AVS dovesse incontrare difficoltà finanziarie.
Il Nazionale discuterà lunedì prossimo delle proposte uscite oggi dalla CSSS-N. Se seguirà la sua commissione, si andrà in Conferenza di conciliazione. Le decisioni che essa prenderà saranno discusse in aula l'ultimo giovedì della sessione.
Secondo diversi osservatori della vita politica federale, è probabile che la Conferenza di conciliazione scelga una variante simile a quella fin qui difesa dagli Stati, ossia la compensazione dell'abbassamento del tasso di conversione con un supplemento AVS. Per far sì che tale soluzione venga accettata dal Nazionale, il PPD e la sinistra necessitano del consenso di una decina di consiglieri nazionali che hanno finora votato l'altra variante (ossia UDC, PLR e PVL). Tali voti potrebbero venire dai Verdi liberali e dalla lobby contadina.
L'esito dell'intera riforma è dunque più che mai incerto. L'ultimo scoglio parlamentare, che non sarà evidente da superare, sarà poi costituito dalle votazioni finali previste per venerdì 17 marzo. L'ultima parola, come sempre in caso di modifiche costituzionali, spetterà al popolo. La votazione dovrebbe tenersi il prossimo 24 settembre.