La Svizzera è stata tra i primi Paesi europei a riconoscere l’indipendenza del Senegal (1960) e della Guinea (1958). Questo aspetto è stato spesso sottolineato positivamente dai vari interlocutori.
Durante il suo soggiorno a Dakar Dominique de Buman ha incontrato il suo omologo senegalese Moustapha Niasse con il quale ha affrontato diversi temi, in particolare le relazioni bilaterali e interparlamentari, la sicurezza e la formazione professionale. Il modello svizzero di formazione professionale è molto apprezzato in Senegal (e in Guinea) e in questo ambito sarebbe opportuno riflettere sulla possibilità di una stretta cooperazione fra i due Paesi. Per quanto riguarda potenziali cooperazioni future, sono stati discussi anche i temi dell’acqua e delle energie rinnovabili (in particolare l’energia solare).
In occasione di un incontro con diversi rappresentanti dei settori delle materie prime (provenienti dalla politica, dal settore privato e dalla società civile), le delegazioni si sono occupate delle sfide poste dallo sfruttamento e dal commercio di queste risorse. Il Senegal è ricco di petrolio, gas, oro, ma anche di solfato, titanio, cobalto e altro. La Svizzera è la principale piattaforma del commercio di diverse materie prime, segnatamente l’oro. Le due parti hanno riconosciuto l’importanza di garantire una suddivisione giusta ed equa delle responsabilità e dei benefici legati alle materie prime. La sfida per il Senegal consiste nel rafforzare le proprie competenze nei diversi processi riguardanti le materie prime, ossia lo sfruttamento, la produzione e il commercio.
Infine, il presidente del Consiglio nazionale ha pronunciato un discorso in qualità di invitato d’onore in occasione dell’inaugurazione dell’ambasciata svizzera a Dakar, la cui ristrutturazione era stata da poco conclusa.
In seguito Dominique de Buman si è recato nella capitale della Guinea, Conakry, dove è stato accolto dal presidente dell’Assemblea nazionale, Claude Kory Kondiano. Con quest’ultimo e con il ministro degli esteri, Mamadi Touré, Dominique de Buman ha discusso vari temi: le relazioni bilaterali, le infrastrutture (che mancano visibilmente), la formazione professionale, le materie prime e la migrazione. Quale «serbatoio idrico» dell’Africa occidentale, la Guinea dispone di un potenziale che potrebbe essere ulteriormente sfruttato sia a livello di produzione di energia sia nel settore agroalimentare (irrigazione ecc.). Il presidente del Consiglio nazionale ha ricordato che, pur non potendo finanziare grandi progetti, la Svizzera potrebbe mettere a disposizione della Guinea le sue competenze.
Durante la visita presso l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) sono stati presentati progetti di reinserimento di giovani rientrati in Guinea dopo aver tentato, senza successo, di partire verso l’Europa come rifugiati. Essendo il Paese dell’Africa subsahariana che conta il maggior numero di rientri, la Guinea beneficia anche dell’impegno della Svizzera in questo settore.
Nel corso della visita di cortesia presso il capo dello Stato guineano Alpha Condé, il presidente del Consiglio nazionale ha preso nota dell’auspicio che gli investimenti svizzeri in Guinea possano aumentare. In tale contesto ha ricordato che le imprese svizzere possono scegliere liberamente dove investire e che le loro scelte spesso sono legate a determinate condizioni (stabilità politica, stato delle infrastrutture ecc.).
Per concludere, il presidente del Consiglio nazionale ha visitato la nave ospedale Africa Mercy (Mercy ship),attualmente ormeggiata nel porto di Conakry, e ha potuto intrattenersi con i volontari svizzeri a bordo attivi in diversi settori.