La presidente del Consiglio nazionale Christa Markwalder si è recata nello Sri Lanka dal 6 al 9 ottobre 2016 su invito del presidente del Parlamento dello Sri Lanka.

Questa visita ha consentito alla presidente di farsi un’idea sulla situazione attuale del Paese che ha vissuto trent’anni (1983-2009) di guerra civile fra la popolazione singalese e quella tamil, con un bilancio fra 80’000 e 100’000 morti e migliaia di dispersi. A queste vittime bisogna aggiungere i 30'000 morti causati dallo tsunami del 2004. Durante la guerra civile centinaia di migliaia di persone sono fuggite dal Paese. Oggi quasi 50'000 persone originarie dello Sri Lanka vivono quindi in Svizzera e una metà di esse è pure di nazionalità svizzera. La comunità dello Sri Lanka rappresenta uno dei gruppi di migranti più importanti in Svizzera.

La visita della presidente del Consiglio nazionale è avvenuta in coincidenza con i traguardi dei 100 anni dall’apertura del primo consolato svizzero sull’isola e dei 60 anni dall’avvio di relazioni diplomatiche fra la Svizzera e lo Sri Lanka.

A Colombo Christa Markwalder si è incontrata con il presidente del Parlamento Karu Jayasuriya, il capo dell’opposizione parlamentare Rajavarothiam Sampanthan, il primo ministro Ranil Wickremesinghe e il viceministro degli affari esteri Harsha De Silva. La presidente ha inoltre incontrato la commissaria per i diritti umani Ambika Satkunanathan e altri rappresentanti della società civile, nonché la direttrice generale della camera di commercio di Ceylon Dhara Wijayatilake.

Le discussioni sono state incentrate principalmente sul processo di revisione della Costituzione lanciato dal nuovo presidente, eletto nel 2015. L’obiettivo del governo consiste nell’abbandono del regime presidenziale a favore di un regime parlamentare, che rafforza quindi il potere del Parlamento e assicura una migliore rappresentanza delle minoranze etniche nelle istituzioni del Paese. La nuova Costituzione del Paese toccherà anche vari altri aspetti come l’organizzazione del Paese, il sistema elettorale e la ripartizione di competenze fra lo Stato centrale e le province, nell’intento di rafforzare la decentralizzazione.

Il processo di riforma offre al paese la speranza di una riconciliazione. In questo contesto i colloqui hanno consentito di affrontare la questione delle persone date per disperse e la restituzione delle terre ai legittimi proprietari. Si è inoltre discusso dell’attuazione della risoluzione 30/1 del Consiglio dei diritti dell’uomo che mira a favorire la riconciliazione e a promuovere i diritti dell’uomo nello Sri Lanka. Questa risoluzione raccomanda di istituire rapidamente un dispositivo indipendente per la giustizia di transizione incaricato di effettuare inchieste sulle violenze commesse durante la guerra civile.

A Kandy, città religiosa situata al centro del Paese, la presidente ha incontrato la governatrice della Provincia centrale dello Sri Lanka Niluka Ekanayake. Le discussioni hanno consentito uno scambio di vedute sul confronto fra i ruoli che assumono le province dello Sri Lanka e i Cantoni in Svizzera. La presidente del Consiglio nazionale ha inoltre incontrato due alti prelati buddisti con i quali ha discusso del dialogo interculturale e del ruolo che può assumere il clero per garantire il successo della riconciliazione nazionale e far cessare le violenze interetniche.

Sul piano economico la fine della guerra civile ha favorito l’avvento di una crescita economica sostenuta con elevati tassi di crescita (7,4 % nel 2014, 6,5 p% nel 2015, dati del Fondo Monetario Internazionale FMI) e un PIL per abitante di 3'768 $ (stima 2015, FMI). Lo Sri Lanka inoltre è il paese dell’Asia meridionale con l’indice di sviluppo umano più elevato e il suo tasso di alfabetizzazione raggiunge il 90 per cento. Il Paese registra un debito pubblico preoccupante pari al 76,7 per cento del PIL (FMI, 2015). Tuttavia la gravità della situazione è attenuata dall’importanza dei trasferimenti effettuati dalle persone emigrate e dal dinamismo del settore turistico.

Ciononostante il contesto imprenditoriale rimane difficile: in base all’indice Doing business della Banca mondiale, fra 190 Paesi esaminati lo Sri Lanka si situa al 110o posto. Il governo intende migliorare le condizioni quadro in modo tale da favorire gli investimenti. Fondandosi sulla sua posizione geografica di privilegio nella regione dell’Oceano Indiano, lo Sri Lanka intende assumere il ruolo di piattaforma nelle relazioni fra l’Africa, l’India e l’Asia sud-orientale, le future zone della crescita mondiale. Lo Sri Lanka ha inoltre l’ambizione di diventare una piattaforma di servizi di punta nell’Asia meridionale, in particolare per quanto concerne i servizi finanziari e l’economia digitale.