Con 11 voti contro 11 e grazie al voto preponderante del presidente, la Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio nazionale si è pronunciata a favore dell'introduzione del referendum finanziario a livello federale. Essa propone di dare seguito a un'iniziativa parlamentare del gruppo UDC (03.401 Introduzione del referendum finanziario) la quale prevede di sottoporre a referendum facoltativo determinate decisioni di carattere finanziario. La Commissione ritiene tuttavia che il referendum debba poter essere lanciato da 50'000 elettori e non da una minoranza dell'Assemblea federale. L'iniziativa parlamentare del gruppo UDC volta a introdurre un referendum amministrativo (03.402) è stata respinta con 15 voti contro 7.

L'iniziativa parlamentare del gruppo UDC mira a sottoporre al referendum facoltativo i decreti federali sui crediti d'impegno e i limiti di spesa che comportano spese uniche o nuove spese ricorrenti superiori a un importo determinato. La Commissione ritiene che, in alcuni casi, il popolo sarebbe più interessato a pronunciarsi in merito a importanti spese della Confederazione piuttosto che su norme giuridiche astratte nei testi di legge. L'obiettivo è di consentire al popolo di partecipare alle decisioni importanti indipendentemente dalla loro natura, sia essa finanziaria o normativa. Siccome la consultazione popolare deve vertere su decisioni veramente importanti, la Commissione è unanime nel ritenere che la soglia finanziaria a partire dalla quale un credito sottostà al referendum non debba essere fissata a un livello troppo basso.

Avvalendosi di alcune esperienze fatte nei Cantoni, la Commissione spera inoltre che l'introduzione del referendum finanziario abbia effetti benefici sul budget della Confederazione. Il referendum finanziario è dunque visto come un ulteriore strumento suscettibile di attenuare l'indebitamento, come del resto è stato sottolineato da studi scientifici. La Commissione ritiene che detto strumento, già sperimentato nei Cantoni con buoni risultati, debba trovare applicazione anche a livello federale.

La minoranza della Commissione non condivide il punto di vista della maggioranza che a suo modo di vedere ha preso la propria decisione considerando i diritti popolari in un'ottica strumentale; secondo la minoranza l'introduzione isolata di questo nuovo diritto popolare a fini di politica finanziaria è inopportuna. Se un ampliamento dei diritti polari si impone, occorre rivedere detto strumento nel suo insieme.

Quanto all'introduzione di un referendum amministrativo la Commissione ha ricordato in primo luogo le ripercussioni sfavorevoli che questo strumento avrebbe sul processo di decisione parlamentare. L'Assemblea federale deve prendere le proprie decisioni cercando di raggiungere una maggioranza e non sottoporre a verdetto popolare una scelta tra opzioni di maggioranza e minoranza. Questo strumento inoltre potrebbe avere effetti nefasti sulla volontà di determinati gruppi parlamentari di trovare soluzioni suscettibili di raccogliere una maggioranza in Parlamento. Una votazione popolare su una decisione finanziaria deve dunque, come per i testi di legge, poter essere determinata da 50'000 elettori e non da una minoranza del Parlamento.

Fra i temi di cui la Commissione si è occupata, sono stati approvati l'Accordo relativo alle questioni d'immigrazione con il Governo della Repubblica federale di Nigeria (03.056) e l'adesione della Svizzera al Centro internazionale per lo sviluppo delle politiche migratorie (ICMPD) (03.034).

In merito alla legge sull'asilo (02.060) la Commissione fornirà informazioni lunedì prossimo, 17 novembre, alle 11.30, sempre che le deliberazioni siano concluse.

La Commissione si è riunita il 13 e 14 novembre 2003 a Berna sotto la presidenza di Charles-Albert Antille (PLR, VS).

Berna, 14 novembre 2003 14.11.2003     Servizi del Parlamento