10.419 n Iv. Pa. Per la trasparenza dei redditi, delle indennità e di altri profitti dei membri delle Camere federali
Depositata dal consigliere nazionale Jean-Charles Rielle (S, GE), questa iniziativa parlamentare intende obbligare i membri dell’Assemblea federale a dichiarare tutti i loro redditi provenienti da un'attività professionale o altro. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) ha respinto questa iniziativa con 15 voti contro 10. A suo avviso, l’autore dell'intervento parte dall'idea, sbagliata, che quanto più un'impresa o un'organizzazione versa denaro a un deputato, tanto più quest'ultimo si sente vincolato nei suoi confronti. I parlamentari, invece, devono la loro eventuale rielezione ai propri elettori, e non a chi li finanzia. Prevale pertanto la rappresentanza degli interessi dell'elettorato. Non ha senso ridurre sempre più la sfera privata dei deputati obbligandoli a segnalare interessi che non svolgono alcun ruolo nel funzionamento del Parlamento. Dal canto suo, una minoranza della Commissione ritiene che una maggiore trasparenza permetterebbe di rafforzare la fiducia che i cittadini accordano alle cerchie politiche.
09.529 n Iv. Pa. Theiler. Intervento contro la marea di interventi
La proposta del consigliere nazionale Georges Theiler (RL, LU) di limitare il numero di interventi parlamentari per deputato e per gruppo è stata respinta con 20 voti contro 1 e 3 astensioni. La sua idea di contingentare gli interventi sembra quasi impossibile da applicare nella pratica. Dovrebbero essere fissati contingenti per ogni tipo di intervento, affinché le mozioni non rimangano le sole a poter essere depositate. Diversi calcoli hanno mostrato che un deputato dovrebbe presentare al massimo una mozione all'anno affinché si raggiunga una diminuzione del numero di interventi degna di nota. Questa situazione costituirebbe una restrizione severa dei diritti dei deputati, tanto più che essi, come rappresentanti del loro elettorato, devono avere il diritto di reagire all’attualità mediante gli interventi parlamentari.
09.532 n Iv. Pa. Una deputata in congedo maternità deve essere considerata scusata
I parlamentari che al più tardi all'inizio di una sessione hanno annunciato la loro assenza per un'intera sessione ora saranno iscritti come scusati sulle liste relative alle votazioni del Consiglio nazionale. Secondo il diritto vigente, essi figurano sotto la rubrica «non ha votato». Questo può riflettersi negativamente nelle numerose valutazioni dei parlamentari allestite sulla base di queste liste. Per attuare un'iniziativa parlamentare depositata dalla consigliera nazionale Tiana Angelina Moser (CEg, ZH), la CIP-N ha approvato una corrispondente modifica del regolamento del Consiglio nazionale. L’autrice dell'iniziativa teneva particolarmente a fare in modo che le parlamentari che beneficiano di un congedo maternità possano essere iscritte come scusate. Secondo una proposta di una minoranza della Commissione, dovrebbero essere scusate soltanto le assenze dovute a maternità, malattia o infortunio.
10.031 s Coordinamento tra le procedure d'asilo e d'estradizione. Legge federale
La modifica proposta permette di interporre ricorso al Tribunale federale contro decisioni in materia d'asilo in un numero ridotto di casi, quando una procedura d'asilo e una procedura d'estradizione si svolgono parallelamente. Con 16 voti contro 9, la Commissione propone alla propria Camera di seguire il Consiglio degli Stati e di adottare il disegno di legge nella versione del Consiglio federale. Una minoranza della Commissione propone di non entrare in materia; a suo avviso non è necessario legiferare dato che si tratta solo di pochi casi. Essa ritiene anche discutibile il nuovo ruolo attribuito al Tribunale federale dalla modifica proposta, poiché quest'ultimo non dispone della necessaria esperienza in materia d'asilo. Per la maggioranza della Commissione, la nuova legge permetterà di coordinare e soprattutto di accelerare le due procedure.
10.427 Iv. Pa. Tschümperlin. Impedire la discriminazione dei cittadini svizzeri
I cittadini svizzeri non dovrebbero più essere svantaggiati rispetto ai cittadini dell'UE o dell'AELS, per quanto riguarda l'entrata e il soggiorno in Svizzera dei membri della loro famiglia provenienti da Paesi terzi. La Commissione ha deciso, con 14 voti contro 11, di dare seguito a un'iniziativa in tal senso del consigliere nazionale Andy Tschümperlin (S, SZ). La Commissione si era già occupata di questo tema al momento dell'esame dell'iniziativa 08.494 Far cessare e impedire discriminazioni a livello nazionale che perseguiva lo stesso obiettivo, ma che tuttavia era stata respinta. La Commissione ha osservato che da allora il Tribunale federale si è ispirato alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. I cittadini dell'UE e dell'AELS possono far venire i membri stranieri della loro famiglia anche se questi ultimi non dispongono di un permesso di soggiorno di uno Stato con il quale la Svizzera ha concluso un accordo sulla libera circolazione (DTF 136 II 5). I cittadini svizzeri, sottoposti a un disciplinamento più restrittivo, sono discriminati. Una simile disparità di trattamento viola il principio di non discriminazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Una minoranza della Commissione ritiene che la nostra politica dovrebbe preservare il margine di manovra che le rimane. Può cambiare la legge per tener conto di una decisione del Tribunale federale, ma non è tenuta a farlo. Una modifica della legge cambierebbe le condizioni del ricongiungimento familiare. Questo renderebbe più difficile, ad esempio, controllare i matrimoni fittizi, con il pericolo di potenziali nuovi abusi.
La Commissione si è riunita il 19 e il 20 agosto 2010, sotto la presidenza del consigliere nazionale Yvan Perrin (V, NE).
Berna, 20 agosto 2010 Servizi del Parlamento