1. Attualità internazionale: impegno della Svizzera ad Haiti
Il terremoto che il 12 gennaio ha distrutto Haiti è stato al centro della discussione sull’attualità internazionale. Toni Frisch, delegato per l’aiuto umanitario e direttore del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) ha esposto in dettaglio alla Commissione lo svolgimento dell’impegno svizzero e ha spiegato ampiamente la situazione umanitaria attuale ad Haiti. Il dibattito si è principalmente incentrato sulla decisione di rinunciare a permettere l’intervento della Catena di salvataggio; questa decisione si è scontrata con l’incomprensione di una parte dell’opinione pubblica. Infine, la Commissione ha anche trattato l’impegno, probabilmente pluriennale, della Svizzera nel soccorso d’emergenza, nell’aiuto alla sopravvivenza, nella ricostruzione e anche nella prevenzione di catastrofi naturali ad Haiti. Dopo questa discussione molto informativa, la Commissione ha presentato i suoi sentiti ringraziamenti all’unità d’impiego svizzera e ha reso omaggio all’impegno del CSA.
2. 09.052 ns Rapporto sulla politica estera 2009 e rapporto della Delegazione parlamentare svizzera presso il Consiglio d’Europa (09.014 ns)
Dopo una serie di dibattiti avvenuti il 2-3 novembre 2009 la CPE-N ha ripreso l’esame del rapporto sulla politica estera 2009. Con 18 voti contro 8 ha respinto la proposta di rinvio che incaricava il Consiglio federale di rielaborare il rapporto in modo da saldare la neutralità come colonna portante della politica estera svizzera, il rifiuto di considerare l’adesione all’UE come possibilità e la garanzia del rispetto della sovranità svizzera.
La Commissione si è particolarmente interessata alle relazioni della Svizzera con l’Unione europea; le relazioni istituzionali, l’adeguamento semiautonomo del diritto svizzero al diritto europeo nonché i vantaggi e gli svantaggi di un accordo quadro sono stati oggetto di discussioni approfondite. Nella seconda parte dei dibattiti la Commissione si è occupata della questione della governanza globale. Ha ritenuto all’unanimità che questa questione, soprattutto dal punto di vista della difesa degli interessi della Svizzera nei confronti del G20, rivesta particolare importanza e che debba essere trattata con la massima priorità.
Infine, la Commissione ha preso atto del rapporto sulla politica estera 2009 e del rapporto della Delegazione parlamentare svizzera presso il Consiglio d’Europa.
3. 09.476 n Iv. Pa. Reimann Lukas. Vincolare maggiormente l’aiuto allo sviluppo al rispetto dei diritti umani. Esame preliminare
L’iniziativa parlamentare chiede che si esiga il rispetto dei diritti umani come condizione fondamentale per progetti di aiuto allo sviluppo e altri versamenti all’estero. In seguito all’esame preliminare, la CPE-N ha deciso, con 16 voti contro 8, di non dare seguito all’iniziativa.
La maggioranza della Commissione ritiene che l’approccio scelto dall’iniziativa parlamentare non sia appropriato per promuovere il rispetto dei diritti dell’uomo nei Paesi in sviluppo. Considera che la lotta contro la povertà e la promozione dei diritti dell’uomo debbano essere realizzati sulla base di un impegno integrato sul posto. Ponendo il rispetto dei diritti dell’uomo come condizione per beneficiare dell’aiuto allo sviluppo, l’iniziativa segna praticamente la fine dell’aiuto allo sviluppo. La povertà è infatti terreno fertile per i regimi che non rispettano i diritti dell’uomo. L’interruzione della cooperazione allo sviluppo nuocerebbe appunto agli strati di popolazione che vivono già in condizioni non conformi ai diritti dell’uomo. La maggioranza della Commissione sostiene quindi l’impegno attuale della cooperazione svizzera allo sviluppo, in particolare la promozione dei diritti dell’uomo mediante programmi e progetti concreti per la popolazione interessata. È inoltre favorevole a misure differenziate, quando in un Paese i diritti dell’uomo vengono gravemente violati, che vanno dall’interruzione della collaborazione con il Governo, proseguendola però con la società civile, alla totale interruzione della collaborazione. La maggioranza della Commissione critica inoltre la visione unilaterale dell’iniziativa che prende unicamente in considerazione l’aiuto allo sviluppo e non l’insieme delle relazioni della Svizzera con i Paesi partner.
La minoranza della Commissione intende dare seguito all’iniziativa, poiché a suo parere la cooperazione svizzera allo sviluppo non tiene sufficientemente conto del rispetto dei diritti dell’uomo nei Paesi interessati. I discorsi sulla good governance le sembrano piuttosto un pretesto per permettere il proseguimento dell’aiuto allo sviluppo a prescindere dalla situazione dei diritti dell’uomo da parte dei Governi di questi Paesi.
4. 09.090 n Agevolazioni doganali e sicurezza doganale. Accordo con la Comunità europea
In seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, l’UE ha emanato direttive in materia di sicurezza per gli scambi di merci con i Paesi non membri e introdotto un obbligo di dichiarazione preliminare per tutte le importazioni e le esportazioni di merci («regola delle 24 ore»). L’Accordo non prevede tuttavia l’obbligo di dichiarazione preliminare per gli scambi di merce tra la Svizzera e la Comunità europea, grazie al riconoscimento dell’equivalenza delle norme di sicurezza applicate dalle due Parti. La Commissione ha approvato l’Accordo all’unanimità, accogliendo favorevolmente il fatto che esso contribuisce a evitare grossi svantaggi per il traffico transfrontaliero di merci tra la Svizzera e i Paesi dell’UE. Ha tuttavia qualche perplessità in merito al debole potere di codecisione accordato alla Svizzera in caso di recepimento del diritto europeo e all’onere amministrativo a carico delle imprese che realizzano scambi commerciali con Stati non membri dell’UE.
5. Mandato di negoziazione per un accordo tra la Svizzera e l’UE relativo alla cooperazione con l’Agenzia europea per la difesa (AED). Consultazione conformemente all’art. 152 cpv. 3 LParl
L’Agenzia europea per la difesa (AED) è l’organo che coordina, dal 2004, la maggior parte delle attività europee di cooperazione multilaterale in materia di armamento. Con 15 voti contro 7 la Commissione ha deciso di raccomandare al Consiglio federale di rinunciare ai negoziati in vista di una cooperazione della Svizzera con l’AED.
La maggioranza della Commissione teme le implicazioni di un eventuale accordo. A parer suo questo genere di cooperazione significherebbe per la Svizzera intensificare la collaborazione con l’UE nel settore della difesa e integrarsi in seguito nel sistema militare europeo. Questo aspetto sarebbe problematico considerando gli interventi militari dell’UE per prevenire le crisi all’estero. La maggioranza della Commissione non è inoltre sicura che l’esercito svizzero e l’industria svizzera degli armamenti trarrebbero vantaggio da una cooperazione con l’AED.
La minoranza della Commissione accoglie invece positivamente la volontà del Consiglio federale di negoziare con l’UE un accordo relativo alla cooperazione con l’AED. Non condivide i timori della maggioranza e ritiene che siffatta cooperazione permetterebbe alla Svizzera di avere un accesso migliore alle attività europee di cooperazione in materia di armamento, nonché di ottimizzare la qualità e ridurre i costi.
6. Mandato di negoziazione per un accordo tra la Svizzera e l’UE relativo allo scambio di quote di emissione. Consultazione conformemente all’art. 152 cpv. 3 LParl
L’Accordo è volto a disciplinare il collegamento del sistema svizzero di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra al sistema dell’Unione europea. Con 15 voti contro 8 la Commissione sostiene le grandi linee del mandato di negoziazione. La maggioranza ritiene infatti sensato questo collegamento, poiché permetterebbe alle imprese svizzere che partecipano al sistema di scambio di quote di emissione di accedere a un mercato più ampio. Precisa tuttavia che occorrerà badare a non mettere in pericolo l’obiettivo che la Svizzera si è posta in termini di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. La maggioranza auspica inoltre che la Svizzera sia consultata in modo adeguato se recepisce disposizioni del diritto comunitario. La minoranza della Commissione si oppone invece a questo mandato di negoziazione poiché l’accordo prevede che la Svizzera recepisca il diritto dell’UE senza reciprocità.
7. Decisione del Tribunale amministrativo federale sull’Accordo di assistenza giudiziaria amministrativa nell’affare UBS
La consigliera federale Micheline Calmy-Rey ha presentato alla Commissione gli ultimi sviluppi – già noti all’opinione pubblica – relativi alla decisione del Tribunale amministrativo federale sull’Accordo di assistenza amministrativa nell’affare UBS.
La Commissione si è riunita a Berna il 25 e il 26 gennaio sotto la presidenza della consigliera nazionale Christa Markwalder Bär (PLR/BE) e in presenza della presidente della Confederazione Doris Leuthard, della consigliera federale Micheline Calmy-Rey e del consigliere federale Hans-Rudolf Merz.
Berna 26 gennaio 2010 Servizi del Parlamento