<p>BERNA, 22 giu (ats) Gli assicurati del II pilastro non sono sufficientemente protetti da eventuali abusi in fatto di ripartizione degli utili delle loro casse pensioni. La commissione della gestione del Consiglio nazionale chiede al Consiglio federale di garantire in futuro massima trasparenza ed equità.
</p>

In seguito alle voci circolate in occasione della prima riduzione del tasso d'intresse minimo sugli averi del II pilastro, annunciata nell'estate del 2002, la commissione ha cercato di calcolare le eccedenze realizzate dalle compagnie d'assicurazione nell'ambito della gestione della previdenza professionale (LPP) e di conoscerne la ripartizione.

«Il risultato dello studio è ancora più opprimente del previsto», ha dichiarato oggi alla stampa il presidente della commissione del Consiglio nazionale Hugo Fasel (PCS/FR). In mancanza di dati unificati raccolti dagli Uffici federali delle assicurazioni private e sociali, l'esperto incaricato dalla commissione di gestione non è riuscito a valutare gli utili realizzati dalle istituzioni collettive.

Nel 2002, i sindacati avevano valutato a circa 20 miliardi di franchi la somma non riversata agli assicurati durante gli anni dell'euforia di borsa. Si tratta di una valutazione approssimativa, ma non vi è motivo di correggerla vista l'impossibilità di ottenere risultati più precisi, ha aggiunto Fasel, esprimendosi in qualità di presidente del sindacato «Travail.Suisse».

Inuguaglianze

Varie decisioni politiche concernenti la LPP sono dunque state prese sulla base di dati sbagliati o perlomeno lacunosi, ha aggiunto Serge Beck (LIB/VD). L'unica certezza emersa dal rapporto della commissione della gestione è che esistono inuguaglianze sostanziali nella ripartizione delle eccedenze agli assicurati. Taluni non hanno nemmeno ottenuto un quattrino.

Inoltre, i grossi istituti con numerosi assicurati hanno percepito dalle compagnie d'assicurazione somme per assicurato nettamente superiori rispetto ai piccoli. Altri hanno utilizzato gli utili per ridurre i contributi dei datori di lavoro alla LPP, ciò che è oramai illegale, ha aggiunto Fasel.

Biasimo al governo

Tutto sommato - a suo modo di vedere - le assicurazioni, in mancanza di base legale, avrebbero anche potuto non ridistribuire alcuna eccedenza e nessuno avrebbe potuto rimproverare loro nulla.

La commissione rileva che né i dati dell'Ufficio federale delle assicurazioni private, né le norme per stabilire i conti applicati dagli assicuratori bastano a individuare un eventuale abuso a scapito degli assicurati.

Nel suo rapporto, la commissione della gestione ritiene che «in questo importante settore il Consiglio federale ha trascurato il suo ruolo dirigente». Per i commissari la fissazione di una quota-parte di eccedenze obbligatorie, decisa recentemente dal governo, non proteggerà gli assicurati dagli abusi, almeno fintanto che il problema del calcolo di questi utili non è regolato da una norma contabile vincolante.

Raccomandazioni

È oggi impossibile ristabilire la situazione per le persone lese segnatamente a causa dell'immobilismo politico, ma si tratta di correggere il sistema, ha sottolneato Serge Beck. All'unanimità, la commissione ha dunque elaborato varie raccomandazioni all'attenzione del Consiglio federale.

In futuro, ogni anno si dovranno raccogliere dati pertinenti e rappresentativi concernenti tutti i settori del II pilastro. Severe norme contabili dovranno permettere di paragonare il calcolo delle eccedenze in tutte le istituzioni di previdenza.

La commissione esige ancora dal governo che garantisca la massima trasparenza nell'attribuzione dei fondi LPP e che intervenga in caso di abusi a scapito degli assicurati. Si tratta d'imporre il principio dell'uguaglianza di trattamento per gli assicurati e quello della parità dei contributi tra salariato e datore di lavoro.

Infine la commissione della gestione del Nazionale chiede al Consiglio federale di regolare definitivamente e chiaramente il quadro delle competenze tra l'Ufficio federale delle assicurazioni private e quello delle assicurazioni sociali.