Grazie ad una coalizione fra sinistra e UDC il Consiglio nazionale ha deciso all'inizio di giugno di dividere gli utili della BNS (attualmente 3 miliardi di franchi) in parti uguali fra AVS e cantoni. Questa chiave di ripartizione rimpiazzerebbe quella attuale (1/3 alla Confederazione, 2/3 ai cantoni) e sarebbe da considerare un controprogetto indieretto all'iniziativa popolare della sinistra che inivita a stanziare questi fondi interamente all'AVS, ad eccezione di un miliardo destinato ai cantoni.
Secondariamente i deputati hanno inoltre deciso di dividere per due terzi all'AVS e un terzo ai cantoni gli interessi che saranno raccolti nei prossimi 30 anni sugli investimenti effettuati con i proventi delle 1300 tonnellate di oro considerate in eccedenza dalla BNS e vendute sul mercato. I 20 miliardi di introiti dovrebbero fruttare circa 500 milioni di franchi all'anno.
I cantoni hanno subito manifestato la loro opposizione, invitando a mantenere lo status quo. E anche la stessa Banca nazionale, per bocca del suo presidente Jean-Pierre Roth, ha fatto sapere di vedere malvolentieri che la politica monetaria del suo istituto sia in qualche modo legata a quella sociale.
In una conferenza stampa oggi a Berna il presidente della commissione CET, Eugen David (PPD/SG), ha manifestato comprensione per queste posizioni. Per i cantoni si tratta di una questione esistenziale, ha affermato David, riconoscendo che la commissione è stata influenzata anche dal risultato della votazione dello scorso 16 maggio sul pacchetto fiscale. Secondo la CET anche il desiderio di indipendenza della BNS è da sottoscrivere, perché ne va dell'intera indipendenza dell'economia.
La commissione del Consiglio degli stati - dove PPD e PLR hanno la maggioranza a differenza che nell'altro ramo del parlamento -non ha comunque ancora deciso in via definitiva come rispondere alle due proposte del Consiglio nazionale. Chiede infatti all'amministrazione se il diritto attuale - in particolare la legge sulla Banca nazionale - non sia sufficiente per regolare la questione dell'oro della BNS: gli interessi dei proventi della vendita sarebbero gestiti dall'istituto, che provvederebbe poi a distribuirli secondo la chiave un terzo alla Confederazione e due terzi ai cantoni. In tal modo non sarebbe più necessario creare un fondo indipendente per la gestione dei 20 miliardi.