Con 15 voti contro 9, la commissione non ha voluto correggere il progetto di revisione della legge sulle armi proposto dal Consiglio federale, ha indicato il suo presidente Erwin Jutzet (PS/FR). La commissione non vuole dunque esonerare tiratori, cacciatori e collezionisti dall'obbligo di fornire una motivazione per giustificare l'acquisto di un'arma.
La commissione degli Stati, che sta a sua volta esaminando questo dossier, vede nell'esonero un mezzo per impedire agli ambienti dei tiratori di unirsi ai ranghi degli oppositori all'accordo di Schengen/Dublino, a fianco dell'UDC e dell'ASNI (Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente). Tuttavia, per la commissione del Nazionale «non è il caso di introdurre condizioni differenziate».
Una soluzione di questo genere - ha asserito Jutzet -«lascerebbe il tempo che trova». Difatti - ha spiegato - un cacciatore non dovrebbe certamente formulare un motivo per l'acquisto di un fucile, ma dovrebbe in ogni caso comunicare che è un cacciatore, ciò che equivarrebbe praticamente alla stessa cosa. Una minoranza radicale/liberale difenderà tuttavia nel plenum l'opzione scelta dall'altra commissione.
La commissione ha inoltre respinto una serie di proposte dello schieramento rosso-verde intese, tra l'altro, a imporre altri divieti. Dal canto suo, l'UDC si oppone alla revisione della legge sulle armi, dato che in essa vede soltanto il prolungamento dell'accordo di Schengen/Dublino.
Tuttavia, in entrambi i casi l'UDC è stata posta in minoranza. Sulla revisione della legge la commissione è entrata in materia con 16 voti a 5 e sull'accordo con 18 voti a 7. Per la maggioranza, la Svizzera trarrà profitto dalla partecipazione agli spazi di Schengen (sicurezza) e Dublino (asilo). Con 17 voti contro 8, la commissione non ha seguito l'UDC che chiede il referendum obbligatorio, vista la portata «eccezionale del testo».