<p>BERNA, 17 nov (ats) Cantoni e comuni debbono avere la massima libertà di scelta della procedura di naturalizzazione, ma un eventuale rifiuto del passaporto - anche se deciso nel segreto delle urne - dovrà essere sempre motivato. È il parere della Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio degli Stati, che ha presentato oggi il suo disegno preliminare di modifica della legge sulla cittadinanza.
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L'autorità che si pronuncia sulla concessione della nazionalità dovrà contemporaneamente fornire una motivazione, ha detto il presidente della CIP Jean Studer (PS/NE) durante una conferenza stampa a Berna. La decisione ha trovato unanimi i commissari. I lavori della CIP fanno seguito a due decisioni del Tribunale federale (TF) - che l'estate scorsa avevano suscitato un vasto dibattito a livello parlamentare e popolare - secondo cui il rifiuto della nazionalità deve essere motivato.

Per Studer, anche i comuni che concedono la cittadinanza sulla base di un voto alle urne potranno facilmente trovare un sistema per garantire il diritto all'informazione e alla non discriminazione. La scheda di voto potrebbe ad esempio contemplare domande relative ai criteri fissati dall'autorità per l'accesso al passaporto come il grado di integrazione o il comportamento del candidato, ha detto il neocastellano.

La Commissione, ha sottolineato Studer, non intende imporre alcunché ai cantoni e ai comuni, ma ha semplicemente discusso alcune possibili metodologie che permettano di conciliare democrazia diretta e Stato di diritto. Un altro mezzo evocato dai commissari è la richiesta di referendum contro una naturalizzazione. In questo caso le ragioni alla base del rifiuto sarebbero chiaramente conosciute dagli aventi diritto di voto.

In linea di massima, la motivazione deve essere fornita dall'autorità che si esprime nel momento in cui prende la decisione. La CIP ha comunque ritenuto che una motivazione possa essere completata a posteriori, se nuovi elementi dovessero apparire.

Per rafforzare la protezione della personalità, le autorità potranno rendere noti unicamente i dati personali necessari per una presa di decisione, come la nazionalità del candidato, il periodo di residenza in Svizzera e indicazioni generali relative al suo comportamento e alla sua integrazione.

Il candidato la cui domanda fosse respinta potrebbe poi ricorrere a un'autorità cantonale. La discriminazione è chiaramente bandita dalla Costituzione federale, ha ricordato il "senatore". Un rifiuto palesemente infondato potrebbe già essere bocciato in prima istanza dall'autorità chiamata a decidere. "Anche un'assemblea comunale può farlo", se gli argomenti di chi si oppone alla concessione del passaaporto si fondano sulla nazionalità d'origine, la religione o il reddito di un candidato, ha detto Studer.

Dal canto suo, il Tribunale federale potrebbe pronunciarsi soltanto sui ricorsi concernenti la violazione di una garanzia costituzionale di procedura e su diritti costituzionali e non più su casi di naturalizzazione ordinari respinti.

La Commissione ha pure ritenuto intoccabili le competenze cantonali in materia di naturalizzazione. "Sarebbe stato poco giudizioso limitare la libertà lasciata ai cantoni". Del resto, ha spiegato Studer, alcuni cantoni come Lucerna o Svitto hanno già cercato soluzioni, anche divergenti. I cantoni potranno dunque continuare a scegliere diverse autorità competenti, dall'assemblea comunale al corpo elettorale passando per una commissione speciale o altro ancora.

La revisione della legge sulla cittadinanza, scaturita da un'iniziativa del "senatore" Thomas Pfisterer (PLR/AG), è ormai pronta per la consulatazione. I pareri delle organizzazioni interessate giungeranno alla fine di febbraio cosicché l'oggetto dovrebbe essere esaminato dal plenum in estate. La camera dei cantoni dovrebbe comunque già pronunciarsi sulla questione in dicembre, in relazione a un'iniziativa del Canton Svitto.

Solo 150 dei circa 2800 comuni elvetici conoscevano il sistema di naturalizzazione attraverso le urne prima delle sentenze del TF. Si trovano in otto cantoni della Svizzera tedesca, i due Appenzello, Glarona, Grigioni, Lucerna, Nidvaldo, Svitto e San Gallo.