Attualmente, vanno dichiarati come tali soltanto i prodotti provenienti da metodi vietati in Svizzera. Nell´intento di favorire i generi alimentari prodotti nel rispetto degli animali, il Consiglio nazionale - con 87 voti contro 71 - ha ordinato al Consiglio federale di regolamentare l´etichettatura degli alimenti secondo la provenienza, il metodo di produzione e il sistema di allevamento degli animali.
Una dichiarazione obbligatoria di questo genere - ha indicato questa sera la presidente della commissione Christiane Langenberger (PLR/VD) - è impraticabile. È infatti impossibile da applicare per molti prodotti esteri come il salame, che può contenere vari tipi di carne prodotta in modi diversi, o il formaggio, a sua volta prodotto con latte la cui provenienza e metodo di produzione sono difficili da appurare.
Inoltre, l´introduzione di un obbligo del genere comporterebbe una serie di controlli difficili da eseguire e non farebbe altro che gonfiare l´apparato amministrativo. Convinta di ciò, la commissione desidera restare alla possibilità per i produttori svizzeri di dichiarare - ove lo desiderino - il "plusvalore" dei loro prodotti in materia di protezione degli animali.
Una minoranza condotta da Anita Fetz (PS/BS) difenderà tuttavia nel plenum la versione del Nazionale. Si tratta di garantire la trasparenza nei confronti dei consumatori e di evitare un´eccessiva concorrenza dei prodotti a buon mercato provenienti dall´estero, ma poco o non sempre rispettosi degli animali, ha sottolineato la Fetz.
Dal 2009, in "linea di principio", non ci dovrebbero più essere castrazione di porcellini senza anestesia. Come il Nazionale, anche la commissione degli Stati è d´accordo sulla data, ma non sull´espressione "in linea di principio", ritenuta troppo vaga. Con 9 voti senza opposizione 1 astenuto, la commissione ha così tenuto fede alla versione della Camera dei Cantoni che vieta la castrazione senza anestesia a partire dal 1. gennaio 2009, lascia al Consiglio federale la possibilità di rinviare la data di due anni "se entro allora non è disponibile alcun metodo sostitutivo applicabile nei fatti".
Anche la commissione della scienza del Consiglio degli Stati, con 8 voti senza opposizione, ha proposto di vietare l´importazioni di pelli di gatti e cani provenienti dalla Cina. Christiane Langenberger ha sottolineato che si tratta di lanciare un segnale contro questo "inaccettabile metodo di produzione". La commissione ha anche rafforzato le regole legate al trasporto degli animali. La durata del tragitto non dovrà così superare le sei ore, a partire dal luogo di carico.
Il Consiglio degli Stati esaminerà le divergenze il 27 settembre.