Vari casi di rilacio abusivo di visti hanno costellato la cronaca degli ultimi anni nelle rappresentanze svizzere in Indonesia, Pakistan, Perù, Nigeria, Russia e Serbia. In un rapporto pubblicato oggi, la commissione rileva che "malgrado tutto non è il caso di giungere alla conclusione che vi siano gravi lacune nel sistema".
Per la commissione della gestione, gli atti delittuosi sono marginali rispetto ai circa 500´000 visti rilasciati ogni anno dalla Svizzera. Inoltre, i risvolti politici e mediatici e le conseguenze disciplinari che hanno accompagnato i recenti casi hanno provocato un esame di coscienza in seno al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Anche la volontà di Micheline Calmy-Rey d´introdurre correttivi ha "indubbiamente contribuito a un´evoluzione delle mentalità", si legge ancora nel rapporto della commissione di gestione del Nazionale. D´ora in poi, tuttavia, ambasciatori e consoli dovranno assumere più chiaramente e attivamente le loro responsabilità.
Mancanza di sensibilità
La commissione ritiene infatti che una "debolezza centrale del sistema sia legata alla mancanza di sensibilità e d´interesse di numerosi capi missione e capi di cancelleria, che non considerano il settore dei visti come una priorità".
Nel complesso, la commissione approva gli sforzi compiuti dal DFAE. A suo modo di vedere, la strada imboccata è quella giusta e i mezzi scelti sono adeguati. Da un confronto risulta inoltre che altri paesi europei che registrano le stesse difficoltà della Svizzera hanno adottato strategie analoghe.
Secondo la commissione, "in una procedura che comporta una componente umana tanto importante, è poco realistico attendersi un tasso di errore zero". Anche in futuro non sarà dunque possibile scongiurare nuovi casi di abusi.