- Parlamento - Commissione CN: inasprire l'ammissione al servizio civile

- Parlamento - Commissione CN: contro il diffondersi di milizie private

Parlamento - Commissione CN: inasprire l'ammissione al servizio civile

L'accesso al servizio civile potrebbe essere limitato. La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale vuole infatti rivedere la legge "per rimediare efficacemente e il più rapidamente possibile alla carenza di effettivi dell'esercito", dovuta al crescente numero di giovani che optano per il servizio civile.

Con 16 voti contro 8, la commissione ha così dato seguito a due iniziative parlamentari, ha indicato oggi alla stampa il suo presidente Jakob Büchler (PPD/SG). La prima, depositata da Thomas Hurter (UDC/SH), vuole reintrodurre l'esame di coscienza. La seconda, messa a punto dalla commissione, vuole impedire che le persone per le quali il servizio militare non solleva un problema di coscienza voltino le spalle all'esercito.

Le misure adottate dal Consiglio federale per arginare l'afflusso di aspiranti al servizio civile non bastano, ha sottolineato Jakob Büchler. La maggioranza della commissione postula così la reintroduzione dell'esame di coscienza o una proroga supplementare della durata del servizio civile per i candidati che non hanno un motivo preciso.

La posizione in materia della commissione del Nazionale diverge da quella analoga degli Stati che, la settimana scorsa, si era pronunciata contro una revisione della legge. In questo momento - aveva fatto sapere - una revisione sarebbe prematura, visto che la legge è in vigore soltanto dal primo aprile 2009.

Da questa data, la prova dell'atto basta per essere ammessi al servizio civile. Non è più necessario sottoporsi a un esame. Occorre unicamente spiegare che, per motivi di coscienza, non si vuole compiere il servizio militare e che si è pronti a svolgere un servizio 1,5 volte più lungo.

Risultato: il numero delle domande per il servizio civile si è moltiplicato per cinque. In un anno, sono state registrate 8756 richieste, quando la media era di 1200-2000 l'anno prima. Questa situazione ha suscitato preoccupazioni in seno alla destra, che teme per gli effettivi dell'esercito. Per la maggioranza della commissione, l'obbligo di servire potrebbe essere rimesso in causa.

La metà delle domande d'ammissione al servizio civile proviene da persone che hanno già svolto la scuola reclute, ha criticato Büchler. A suo modo di vedere, il servizio civile è troppo attraente con i suoi orari d'ufficio e la possibilità di rientrare a casa la sera. Inoltre, l'accesso è troppo facile.

La commissione non ha ancora deciso chiaramente come intende risolvere il problema. Alcune le varianti in discussione: audizione del richiedente, esposizione per iscritto dei motivi di obiezione di coscienza, durata del servizio civile 1,8 volte più di quello militare per le persone senza problemi di coscienza.

Secondo Eric Voruz (PS/VD), molti giovani preferiscono il servizio civile poiché si sentono maggiormente utili, mentre le missioni dell'esercito "restano vaghe". Prima che la commissione del Nazionale elabori un progetto concreto deve ricevere il consenso di quella analoga degli Stati, che però - come detto - ritiene, come il governo, che sia prematuro legiferare.

 

Parlamento - Commissione CN: contro il diffondersi di milizie private

La presenza in Svizzera di milizia private preoccupa la commissione della politica di sicurezza del Nazionale, che ha avuto modo di affrontare questo tema con la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf. Prenderà tuttavia posizione solo in ottobre.

Sono stati inoltrati vari atti parlamentari, ma saranno esaminati solo in un secondo tempo, ha indicato oggi alla stampa il presidente della commissione Jakob Büchler (PPD/SG). I commissari hanno tuttavia colto l'occasione per interrogare la ministra di giustizia, per la quale vi è motivo d'intervenire, ha aggiunto il presidente.

Secondo quest'ultimo, la commissione è del parere che non è ammissibile che in Svizzera fioriscano eserciti privati. Dalla discussione è emersa la necessità di un divieto, ha aggiunto Eric Voruz (PS/VD).

Dieci giorni fa, Eveline Widmer-Schlumpf aveva ammesso in un'intervista il proprio disagio per l'insediamento a Basilea della sede dell'esercito privato britannico Aegis Defence. Questo insediamento non viola il diritto svizzero. "Tuttavia, la compatibilità con i nostri valori, nei quali il diritto internazionale umanitario svolge un ruolo importante, è un'altra cosa", aveva aggiunto la consigliera federale.

La ministra di giustizia prevede di imporre a livello federale regole uniformi d'autorizzazione e di controllo, sebbene nel maggio del 2008 il Consiglio federale avesse deciso che le società private di sicurezza insediate in Svizzera e attive all'estero nelle zone di crisi o di conflitto erano esonerate dall'obbligo di registrazione e di autorizzazione federale.

 

ATS, 24.08.2010