Le discussioni sono state «interessanti», ma la delegazione non ha voluto precisare il contenuto alla stampa. Prima di parlare con i giornalisti intende presentare le conclusioni alle Commissioni di politica estera delle Camere federali, ha sottolineato Portmann.
Ci sono ancora molte questioni in sospeso, in particolare per quanto riguarda la direttiva sui diritti dei cittadini UE o sulla protezione dei salari, hanno detto Eric Nussbaumer (SP/BL) e Kathy Riklin (PDC/ZH).
Thomas Aeschi (UDC/ZG), ricordando che il suo partito respinge l'accordo, ha comunque sottolineato lo scambio aperto con i parlamentari europei. Per Jørn Dohrmann, del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei al Parlamento europeo, è molto importante partecipare a questi scambi e ascoltarsi reciprocamente.
Il 7 dicembre il Consiglio federale governo ha deciso di temporeggiare in merito l'accordo quadro. Il governo è soddisfatto di gran parte del progetto, compresi il meccanismo per una ripresa dinamica del diritto europeo e la soluzione delle controversie, ma l'obiettivo che si era prefissato non è stato pienamente raggiunto. L'UE infatti vuole concessioni sulle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone e chiede alla Svizzera di assoggettare la protezione salariale al diritto europeo (direttiva sul distacco dei lavoratori) entro tre anni dall'entrata in vigore dell'accordo istituzionale.
Dal canto suo, l'Unione europea si sta spazientendo e aumenta la pressione sulla Svizzera. La Commissione europea ha emanato una direttiva interna in base alla quale gli accordi di libero accesso al mercato dovrebbero essere aggiornati solo se è nell'interesse dell'UE.
L'accordo istituzionale, voluto da Bruxelles per garantire una migliore armonizzazione del diritto svizzero ed europeo, si applica solo ai futuri accordi di accesso al mercato e a cinque testi esistenti: libera circolazione delle persone, riconoscimento reciproco in materia di valutazione della conformità, prodotti agricoli, trasporti aerei e trasporti terrestri. La Svizzera avrà tempo sufficiente per riprendere ogni sviluppo del diritto europeo, con la possibilità di un referendum.